Ferrara, milioni di perdite al polo chimico: almeno altri due giorni di stop
I sindacati: ora servono investimenti per prevenire i guai da maltempo
Ferrara Sarà un conto salatissimo quello che l’emergenza maltempo presenterà al Petrolchimico: milioni di euro di perdite al giorno (si stima, a spanne, un milione quotidiano per ciascun impianto) e non per i danni, ma per la fermata totale dello stabilimento, come mai era avvenuto in quarant’anni.
Un blocco destinato a prolungarsi per almeno altri due giorni, il tempo di liberare completamente dall’acqua la cabina principale che fornisce i servizi agli altri impianti e riavviare la Turbogas, e far quindi ripartire Sapio, la società che produce i gas tecnici (azoto, idrogeno) e l’aria che serve per aprire e chiudere gli strumenti. Traguardi che si contava di raggiungere entro la giornata di ieri, ma servirà poi ancora tempo per permettere al vapore freddo di scaldarsi e far ripartire il Polo chimico. Un caso a parte è rappresentato da Yara, che aveva già sospeso l’attività a causa del rincaro del costo del metano, utilizzato per la produzione dell’anidride carbonica, la cui carenza sta mettendo a rischio la disponibilità di acqua e altre bevande gassate.
Quella di venerdì è stata una mattina drammatica in piazzale Donegani a causa del nubifragio che in meno di un’ora ha allagato tutte le cabine elettriche, e impedito anche il ricorso agli alimentatori di emergenza. Ne è seguito il black out totale dello stabilimento, la luce è saltata dappertutto, anche negli uffici, e sono andate in tilt le pompe che scaricano l’acqua. Una situazione resa ancora più critica dal fatto che lo stabilimento si trova in un’area in pendenza.
Per svuotare le cabine sono state utilizzate dunque le autobotti e ieri metà del sito era stato liberato, ma in altri impianti c’era ancora un metro di acqua. Per fronteggiare l’emergenza sono state raddoppiate le squadre dei vigili del fuoco (da cinque a otto, che possono diventare nove all’occorrenza), ed è stata garantita la presenza h24 di due tecnici di turno, nonché delle ambulanze. Anche l’acqua antincendio è sempre stata assicurata, grazie a quattro autopompe diesel che ne hanno mantenuto la pressione a 10 bar. Fortunatamente non è stato necessario accendere le torce, che si sono limitate a qualche “sbuffo”, così è stato fondamentale l’aver impedito lo scarico delle acque oleose.
E mentre si lavora per riavviare al più presto gli impianti, si cerca già di ragionare per il post emergenza. Ieri c’è stato un primo incontro tra la direzione di Basell e le rappresentanze sindacali, a cui seguirà domani un nuovo briefing. Perché, interviene Luca Fiorini (Rsu) «se in trent’anni di lavoro non avevo mai assistito a un evento del genere», e altrettanto evidente che da qui in avanti saremo tutti chiamati a fronteggiare fenomeni fino a ora considerati eccezionali. «Non appena sarà ripristinata la fornitura di energia, condizione base per riavviare gli impianti, bisognerà valutare come tutelare maggiormente una serie di infrastrutture, come cabine, pompe e ponti radio, che il fortunale ha mandato in tilt. Superata la fase di emergenza, il passo successivo sarà ragionare sugli investimenti e le iniziative da mettere in campo». La speranza è quella di poter ripartire domani, ma serviranno altre giornate di fermate tecniche, perché il blocco improvviso degli impianti rende necessarie operazioni di pulizia, bonifica e manutenzione. A causa dello stop forzato sono fermi anche i lavoratori addetti alla produzione, che in questi giorni stanno ricorrendo a ferie o permessi, ma se la fermata dovesse prolungarsi, l’orientamento è adottare «gli ordinari strumenti per la flessibilità, come già avvenuto con la pandemia».l
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
