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Ferrara, biometano nuova frontiera: Yara guarda alla chimica green

Giovanna Corrieri
Ferrara, biometano nuova frontiera: Yara guarda alla chimica green

Il direttore: interessati all’acquisto, ma la produzione è ancora scarsa. In campo la Confederazione bieticoltori con dieci impianti previsti

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Ferrara Yara sta tenendo d’occhio la produzione sempre più “lanciata” di biometano, e «certamente se ci fosse la possibilità di acquistarne saremmo ben felici di valutare la fattibilità per gli stabilimenti di Ferrara e di Ravenna».

A dirlo è Giuseppe Piemontese, il direttore dell’impianto ferrarese di Yara al momento peraltro inattivo visto il rincaro del costo del metano. «Noi siamo interessati come Yara all’utilizzo di biometano: sappiamo che si sta sviluppando e ci stiamo guardando intorno. Dovunque ci sia una produzione di biometano che può essere immessa nella rete nazionale e che possiamo utilizzare, siamo interessati. Produrre utilizzando biometano – sottolinea Piemontese – significa produrre con un fertilizzante verde, è una produzione green. Come società ci stiamo muovendo per minimizzare e ridurre l’uso di fonti fossili: è una delle iniziative per ridurre le emissioni di CO2 dai nostri impianti».

Del resto la produzione di biometano si sta incrementando, l’ultimo annuncio è arrivato da Cgbi (Confederazione bieticoltori) e Coprob-Italia Zuccheri che realizzerà in tre anni 10 impianti per la produzione di biometano agricolo, con 70 milioni di euro di investimenti e una capacità produttiva annua di 20 milioni di metri cubi di biometano (si partirà dagli impianti a Minerbio, Pontelongo e Finale Emilia). «La produzione di biometano deve ancora svilupparsi, ora ci sono ancora piccole produzioni, piccoli quantitativi rispetto al metano che si consuma in Italia – dice il direttore – siamo ancora agli albori ma ci sono iniziative a livello nazionale per finanziare la produzione e stiamo valutando la disponibilità del mercato, che in questo momento è piccolissima, ma nel corso degli anni potrebbe incrementarsi proprio alla luce di queste iniziative finanziate dallo Stato. Non abbiamo ancora accordi ma Yara è interessata a fare contratti di acquisto anche di lunga durata per il biometano».

Intanto dopo il maltempo si sta lavorando al ripristino della normale attività del Petrolchimico: «sono state svuotate tutte le cabine e ora si procede con le verifiche agli impianti – dice Fausto Chiarioni (Filctem Cgil) – Poi si dovrà ripristinare il funzionamento degli impianti che, una volta ricevuta l’energia elettrica e i gas tecnici prodotti da Sapio e che vengono usati per le attività, dovranno essere controllati e puliti da ciascuna società». E mentre il Petrolchimico è fermo, non si può dire che scarseggino le materie prime però anche questo allarme è costante, nel post Marghera, con gli approvvigionamenti di etilene e propilene da Priolo. Le incognite? «Lukoil, con le banche che non danno accesso al credito perché temono problemi connessi alle sanzioni sul petrolio russo; e le produzioni al minimo tecnico imposte alle attività di Priolo dalla Procura per una situazione legata all’emissione di idrocarburi in mare che si configurava come disastro ambientale». l


 

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