Ferrara, alberghi in affanno: un autunno di rialzi per le camere
Aumenti fino al 15%. La questione teleriscaldamento: molte strutture utilizzano fonti rinnovabili, «ma le tariffe restano agganciate al gas, Hera deve intervenire»
Ferrara Far pagare ai clienti l’aria condizionata, come propone qualche albergatore di Rimini, «sarebbe un ritorno al passato», ma il caro energia sarà destinato comunque a ripercuotersi inevitabilmente sui prezzi delle stanze considerato che, è la stima del presidente Asshotel Confesercenti Ferrara, Nicola Scolamacchia, «se l’anno scorso i costi energetici per gli alberghi rappresentavano il 10-12% del totale, ora sono arrivati al 25%: prima era una spesa importante, ora è diventata primaria. E si traduce nella necessità di aumentare i prezzi delle camere». Si prevede un rialzo dai 7 ai 12 euro «che su tariffe medie di 80-90 euro – prosegue Scolamacchia – significa un rialzo a due cifre, dell’ordine del 10-15%».
Un orizzonte che appare fosco, prima di tutto, agli stessi albergatori, «perché scaricare gran parte degli oneri energetici sui prezzi vuol dire colpire i clienti, a loro volta in difficoltà per il caro bollette, con meno soldi in tasca. E il turismo non è una spesa necessaria, è tra quelle che le famiglie tagliano quando c’è la necessità di risparmiare». Un tema sensibile che non va affrontato con escamotage come la soluzione riminese («anche perché si deve provvedere a climatizzare/riscaldare anche le aree comuni, e poi il gas per cucinare, le lavanderie»), ma che impone provvedimenti strutturali.
A cominciare dalla questione «particolarmente “calda” qui in città» del teleriscaldamento, le cui tariffe continuano a essere agganciate a quelle del gas, pur producendo per il 90 per cento da fonti rinnovabili, come geotermia e rifiuti. Molti strutture ricettive, spiega Scolamacchia, sono allacciate alla rete Tlc «e da tempo chiediamo a Hera, invano, di rivedere la politica tariffaria, come sta avvenendo in altre zone d’Italia. Ad esempio in Lombardia, dove la società A2A Energia che serve Brescia, Milano e altri Comuni, fin dall’aprile di quest’anno ha bloccato le tariffe del teleriscaldamento, mentre da noi continuano a salire in modo indiscriminato. È un problema grosso, non solo per gli alberghi ma anche per i condomini. In questo modo inoltre si disincentiva il passaggio al teleriscaldamento e si spreca una risorsa vantaggiosa del nostro territorio, mentre si parla tanto di transizione ecologica. È da mesi che siamo preoccupati in vista dell’autunno, e l’autunno ora e arrivato». Temi che saranno dibattuti all’Energy Day che Confesercenti organizza anche quest’anno a inizio ottobre, assistita dall’impresa Innova Energia di cui è proprietaria. Due le strade, conclude Scolamacchia, «che come categoria promuoviamo: intervenire sui costi energetici per abbassare le bollette ,e incentivare a dotarsi di fonti energetiche alternative».
Per Zeno Govoni, presidente di Federalberghi di Ascom-Confcommercio, il problema «va affrontato a livello nazionale. Quella di Rimini «mi sembra più che altro una provocazione, non si può tornare indietro e interrompere il processo di miglioramento dell’accoglienza turistica». Tanto più che non basterebbe ad affrontare i rialzi « a cui non eravamo preparati, e che hanno creato grossi problemi di aumento dei costi nel nostro settore, e non solo, abbattendosi su tutta la filiera dei servizi».
Le singole aziende «possono fare qualcosa per migliorare l’efficientamento, ed è naturale che si saranno ritocchi sui prezzi, ma non possiamo riversare tutti gli aumenti sui nostri ospiti. Tanto più che in Italia le strutture medio piccole non possono dotarsi di manager che tengano monitorati i mercati dell’energia. Le associazioni ci aiutano, ma più di tanto non si può fare».
Si tratta, ribadisce Govoni, «di una questione di portata nazionale, servono misure ad hoc da parte di chi ci governa».l
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