Nuovo record per l’inflazione a Ferrara, siamo tornati ai livelli del 1984
Ecco la stangata di 2.800 euro con +9%. Picchi per alimentari e carburanti: il riso è uno dei prodotti che guida l'aumento del carrello per i consumatori
Ferrara La Apple presentava il primo computer Macintosh, il premier Craxi e il cardinal Casaroli firmavano il nuovo Concordato e a Ferrara il Premio Estense veniva vinto da Giulio Nascimbeni con “Il calcolo dei dadi”. Immagini ripescate dall’album dei ricordi del 1984, anno nel quale l’inflazione per l’ultima volta aveva toccato il 9%: l’anno dopo ci sarebbe stato il referendum sulla Scala mobile e quei numeri non si rividero più. Trentotto anni dopo, la corsa dei prezzi in città è tornata su quei livelli: è successo a settembre, con l’Istat e l’Ufficio statistica del Comune a certificare un clamoroso +9% del tasso tendenziale annuo dei prezzi al consumo, superiore anche se di un pelo alla media nazionale. La “stangata” per una famiglia di quattro persone è di oltre 2.800 euro l’anno.
I numeri Il tasso annuale è un effetto trascinamento dei mesi estivi, oltre che del +0,4% di settembre rispetto al mese precedente, e conferma il crescendo impetuoso dei prezzi a partire dalla fine dell’anno scorso. Rispetto al mese precedente, settembre si è “distinto” per l’ormai consueta impennate del maxi comparto di abitazioni, acqua, elettricità e combustibili (+1,1% mensile), dovuto essenzialmente al prezzo dell’energia elettrica sul mercato libero (+5,5%) e del gas sempre non regolamentato (+2%), che valgono anno su anno complessivamente +35,3%. Effetto trascinamento per i prodotti alimentari, +1,6% mensile e +12% annuo, che sono penalizzate dai costi dell’energia, della materia prima e dei trasporti. Nel carrello della spesa si appesantiscono riso (+3,6%), latte scremato (+4,3), pesce (+2,9) e soprattutto olio d’oliva (+4,1%) e soprattutto funghi (+11,3%). Di un certo rilievo anche i rincari mensili di servizi ricettivi e ristorazione (+1,4%), appesantita dal maxi aumento dei prezzi di alberghi e motel (+7,4%), tra le attività più penalizzate dai rincari; poi comunicazioni, abbigliamento e calzature. In raffreddamento le tariffe dei trasporti e i prezzi dei pacchetti vacanza (nazionali addirittura -13,6%) e ovviamente dei biglietti aeri (-41,5% gli intercontinentali). Per il resto da segnalare il rincaro dei servizi per bambini (+2,4%).
I confronti L’inflazione ferrarese è appena al di sotto della media italiana, che è risulta dell’8,9%, e significativamente inferiore all’andamento di Ravenna (+10,4%), Bologna, Modena e Reggio. Il rincaro causato da questo paniere, per una famiglia media che nel Ferrarese risulta di 2,3 componenti, è calcolato dall’Unione nazionale consumatori in 2.175 euro l’anno, con i 2.870 di Bolzano e i 2.513 di Ravenna, mentre la media regionale di 2.183 euro; al di sotto ci sta Parma con 1.933 euro (+8% d’inflazione). Se si sposta il focus sulle famiglie con quattro componenti, invece, il rincaro calcolato è di 2.836 euro.
Lo storico Il dato di settembre ci riporta ad un’epoca che sembrava sepolta per sempre. Non tutti si ricorderanno dei “bollettini di guerra” sul fronte dell’inflazione degli anni Settanta, quando a Ferrara il costo della vita ha toccato anche il 23% (febbraio 1977). Pure in quell’epoca, è il caso di ricordare, la base per la corsa dei prezzi venne posta da uno choc energetico, quello innescato dalle crisi politiche e militari nel Medio Oriente, con drastiche riduzioni della produzione e commercializzazione di petrolio e la conseguente impennata improvvisa dei prezzi. Uno scenario, come si vede, che ha inquietanti analogie con quello attuale, dominato appunto dalla guerra in Ucraina.
All’epoca i prezzi mostrarono un andamento oscillante, con una forte componente stagionale, ma ad esempio a gennaio 1979 risultavano a +12,9% mentre a febbraio dell’anno successivo erano tornati a +21,7%. Solo a metà del 1983 cominciarono a scendere in maniera regolare, con un andamento che si è via via stabilizzato.
Impensabile un ritorno a quelle dinamiche con l’Euro, ma certo la fine di questo nuovo picco ancora non s’intravvede. l
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