Appalto post sisma a Ferrara Fiera, l'ex sindaco Tagliani: «Accuse infondate»
L’ex primo cittadino coinvolto nell'indagine con l'ipotesi di truffa: «Il Comune è stato l'unico beneficiario della mia presunta colpa»
Ferrara All’accusa di aver truffato la Regione Emilia Romagna, “scaricando” sull’ente regionale gli importi di spesa che sarebbero toccati al Comune per i lavori post sisma alla Fiera, l’ex primo cittadino di Ferrara Tiziano Tagliani rivendica la propria innnocenza. Da un lato, non senza amara ironia, spiega che la sua (presunta) colpa sarebbe stata unicamente quella di aver curato gli interessi del Comune che amministrava e non certo i suoi personali; e, dall’altro, ricorda che le procedure ritenute illecite dalla procura non erano di sua esclusiva competenza, ma interessavano molti altri soggetti e uffici, con una “filiera” di controlli.
«Apprendo che dopo tre anni di indagini risulta a mio carico una ipotesi di imputazione per avere indotto con altre persone, mediante artifizi, il commissario Governativo preposto al sisma, ovvero la struttura incaricata dalla Regione a rimborsare danni per circa 3 milioni a seguito del terremoto, somma corrispondente ai danni sull’immobile gestito dall’Ente Fiera e che è in parte della Regione stessa e della quale, invece, avrebbe dovuto farsi carico esclusivamente il Comune e non il Commissario» afferma Tagliani, difeso dall’avvocato Riccardo Caniato, all’indomani della chiusura indagini della procura.
«Ora - prosegue - per circa venti anni ho assicurato il corretto svolgimento di appalti per circa 2 miliari di euro come sindaco della città, presidente della Provincia e Presidente della Agenzia Regionale per il servizio all’Ambiente e il servizio idrico (questi ultimi due incarichi svolti gratuitamente), pertanto il fatto, non contestato, che l’unico beneficiario di questa presunta azione illecita sarebbe solo il Comune di Ferrara e non altri non è per nulla di mia consolazione».
L’ex sindaco respinge le accuse osservando: «Non mi spiego, alla luce delle procedure amministrative che hanno visto coinvolti vari uffici tecnici della Pubblica amministrazione e dei fatti che sono a mia conoscenza, i quali risalgono a diversi anni orsono, come sia possibile articolare una ipotesi come quella formulata, che reputo assolutamente infondata, e confido quindi che si possa far luce su ogni aspetto di questa vicenda a tutela mia e di tutti coloro che, pur non essendo indagati, hanno avuto parte attiva nella procedura, durata anni e sottoposta a innumerevoli verifiche di natura amministrativa estranee alle competenze del sindaco e quanto mai stringenti».
Protesta la propria innocenza anche l’ex assessore al Palio Aldo Modonesi, accusato anche di corruzione per una sponsorizzazione di 12mila euro da parte di AeC, la ditta modenese che secondo la procura sarebbe stata al centro di un appalto pilotato, e avrebbe così “ripagato” il favore: «Prendo atto delle contestazioni che mi vengono mosse e, molto serenamente, affermo la mia più totale estraneità ai fatti. Non scappo dal processo, anzi: mi difenderò dimostrando come il mio operato da amministratore pubblico sia sempre stato improntato alla massima trasparenza e al rispetto delle regole. Ho, dalla mia parte, una famiglia splendida e la coscienza pulita».
I vertici di AeC Zaccarelli e Mantovani tramite il loro avvocato Cosimo Zaccaria replicano: «Con serenità i miei assistiti avranno modo di chiarire la loro completa estraneità».
«Attendiamo di vedere gli atti», conclude l’avvocato Linguerri, difensore di Aldino Cavallina.l
A.M.
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