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Il caso

Ferrara. Minacce con testa di maiale, condannati due tifosi spallini

Ferrara. Minacce con testa di maiale, condannati due tifosi spallini

Assolti altri quattro ultras mentre uno è stato "messo alla prova": nel luglio 2020, per protesta contro società e giocatori dopo un girone di ritorno pieno di sconfitte (quell'anno ci fu la retrocessione in B) misero lo striscione al Centro di via Copparo "Via i porci da Ferrara", assieme al pezzo di maiale sanguinante comprato in una macelleria

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Ferrara Erano minacce, contro la Spal ma soprattutto i suoi giocatori, anno 2020, retrocessione dalla serie A: “Via i porci da Ferrara”, recitava lo striscione che venne appeso davanti al Centro sportivo di via Copparo della Spal, corredato dalla testa di maiale mozzata e sanguinante. Era il luglio 2020 e ieri, in tribunale, davanti al giudice Inghilleri e alla pm Bovi, si è concluso il processo a carico di sette tifosi ultras della Spal: due sono stati condannati, alla pena di 2 mesi e 20 giorni, pena sospesa, mentre altri quattro assolti e un settimo, il primo a definire la sua posizione (era colui che acquistò la testa di maiale dalla macelleria) aveva avuto la messa alla prova, una pena alternativa e la sconterà in una struttura sociale per lavori utili chiudendo così questa parentesi giudiziaria.

Tra 90 giorni la motivazione e solo allora si capirà, come spiegava il difensore Andrea Ferrari, i motivi che hanno portato il giudice a differenziare le posizioni dei tifosi, pressoché le stesse, per il concorso nel reato: le minacce. Minacce gravi, dal punto di vista penale, un avvertimento dal punto di vista sportivo degli ultras del gruppo “Otto settembre”, per protesta contro la Spal e i suoi calciatori che nel girone di ritorno della serie A, avevano sommato numerose sconfitte, l’ultima, 0-6 in casa. “Via i porci da Ferrara”, con quella testa di maiale mozzata era rivolto ai giocatori era stata la risposta. Confezionata comprando in macelleria e depositandola alla Spal: dimenticandosi di togliere all’orecchia del maiale il microchip di riconoscimento: da questo la Digos risalirà al macello, al punto di vendita, al compratore e ai tifosi. Che oggi hanno chiuso il processo.

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