Caporalato, arrestati due uomini nell’Argentano: facevano lavorare le persone 16 ore al giorno per 5 euro l’ora
Operazione congiunta di carabinieri e ispettorato del lavoro. Oltre agli arresti anche denunce e sequestri
Argenta Due cittadini di origine pachistana e domiciliati nell’Argentano sono stati arrestati oggi, 3 novembre, dai carabinieri. I due sono indagati per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravata dalla minaccia e dalla violenza c.d. “Caporalato” (art. 603 bis codice penale). Nel contesto, è stato eseguito anche un sequestro preventivo di beni per equivalente del valore di circa 100.000 euro, vincolando sia le somme giacenti su conti correnti bancari, utilizzati da uno degli indagati e da cinque società a lui riconducibili per movimentare i proventi dell’attività illecita, sia un appartamento, intestato alla moglie di uno degli indagati, sito a Portomaggiore, destinato ad ospitare i lavoratori in precarie condizioni igienico-sanitarie.
Le indagini, che hanno condotto agli arresti di oggi, scaturiscono da una precedente attività investigativa, conclusasi nell’aprile 2022, che aveva portato all’arresto di altri 3 cittadini pachistani, domiciliati nel Portuense, per analoghi fatti, posto in essere da un sodalizio criminale concorrente.
Agli odierni arrestati viene contestato il reclutamento di manodopera allo scopo di destinarla (perlopiù tramite la mediazione di società agli stessi riconducibili ed appositamente costituite) al lavoro presso aziende agricole terze, talvolta compiacenti, in condizioni di sfruttamento ed approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, adottando altresì sistematiche condotte di violenza e minaccia nei confronti di numerosi di essi. Le complesse e prolungate indagini, hanno permesso di documentare il reclutamento illecito di oltre 80 lavoratori, impiegati in più circostanze in diverse aziende agricole della zona e del ravennate.
Impegnati nell’operazione di oggi i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Portomaggiore e quelli del Gruppo Tutela Lavoro di Venezia e Ferrara, coadiuvati dai colleghi del Nucleo Investigativo di Ferrara e da personale civile dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Ferrara.
Tra gli arrestati, il primo A.Z. 57enne pachistano – riconosciuto dalle sue vittime come il “capo” – è stato tradotto in carcere, mentre l’altro I.F. 34enne pachistano – con mansioni logistiche e contabili – individuato come “segretario” è stato collocato agli arresti domiciliari. I due, agendo in concorso tra loro, sono sospettati di essere i fornitori di manodopera (costituita talvolta da soggetti in condizioni di clandestinità e, spesso, impiegata senza contratto) sulla base delle richieste di vari imprenditori agricoli. In particolare gli indagati sono accusati di aver fatto lavorare le persone 10/14 ore al giorno per 5 euro l’ora, sette giorni su sette, raggiungendo picchi di 16 ore di lavoro al giorno con dieci minuti di pausa pranzo, senza possibilità di fare soste, neanche per bere.
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