Goro, don Bruscagin assolto in appello dalla calunnia
Il caso era nato da uno strascico dell’inchiesta sulla morte di Willy Branchi, il 18enne ucciso 34 anni fa: un omicidio per cui si indaga ancora oggi alla ricerca degli assassini
Goro - Assolto perchè il fatto non sussiste: don Tiziano Bruscagin, parroco di Goro ai tempi dell’omicidio di Willy Branchi (il lontano 1988) è stato assolto ieri dalla Corte d’appello dall’accusa di aver calunniato i fratelli Alfredo e Francesco Gianella dicendo - senza mai darne spiegazioni - che erano coinvolti con il loro padre Ido nell’omicidio del 18enne, trovato ucciso alle porte del paese di Goro 34 anni fa, e sulla cui morte ancora oggi è aperta una inchiesta alla ricerca degli assassini. Don Bruscagin, 82enne, che vive oggi in una parrocchia nel Padovano, all’epoca dell’omicidio Branchi era stato il prete del paese, raccogliendo tanti segreti dai compaesani. Durante l’inchiesta sull’omicidio, don Bruscagin aveva fatto affermazioni facendo credere che tra i responsabili dell’assassinio ci fossero i fratelli Gianella e il padre Ildo, deceduto qualche anno fa. Poi però aveva deciso il silenzio senza spiegare i motivi che l’avevano indotto a fare quei nomi, sostenendo - interrogato - di aver raccolto le voci del paese: ricostruzione che non aveva convinto la procura, in possesso di registrazioni audio delle sue dichiarazioni, che prima lo aveva indagato per false informazioni al pm, poi per calunnia, non avendo dato spiegazioni alle sue dichiarazioni. Il sacerdote era stato condannato a Ferrara, in primo grado, col giudizio abbreviato, alla pena di un anno e mezzo di reclusione. Dopo la sentenza di appello che ha ribaltato quella di primo grado, i legali che lo hanno difeso, Milena Catozzi e Marcello Rambaldi, plaudono alla decisione dei giudici bolognesi: «Siamo molto contenti della decisione della Corte d’appello che evidentemente ha ritenuto fondate le nostre critiche alla sentenza del tribunale di Ferrara. Ovviamente attendiamo le motivazioni per poter valutare nel suo complesso il ragionamento della Corte», sottolineando che lo stesso pg in aula aveva chiesto l’assoluzione, accolta con formula più netta: «Il fatto non sussiste».
Decisione che però apre scenari ed interpretazioni opposti, spiegano addetti ai lavori che seguono da anni il caso, alla ricerca degli assassini di Willy Branchi. Il legale della famiglia Branchi, Simone Bianchi, ha preso atto della sentena ma non commenta. E attende l’esito dell’inchiesta sulla morte di Willy, ancora in corso da anni da parte di procura e carabinieri di Ferrara e Comacchio.l
D.P.
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