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Intrigo in consiglio

Ferrara, sprint del prefetto sul caso Arquà: «Decisione entro pochi giorni»

Stefano Ciervo
Ferrara, sprint del prefetto sul caso Arquà: «Decisione entro pochi giorni»

Il reintegro non si discute, richiesta di sospensione da valutare su basi legali

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Ferrara La patata bollente del reintegro di Rossella Arquà in Consiglio comunale è sul tavolo del prefetto Rinaldo Argentieri, ma non ci rimarrà a lungo. «Lunedì (domani, ndr) concludo gli accertamenti e poi i tempi saranno maturi per una decisione» ha precisato ieri mattina il rappresentante di governo, in riferimento a due richieste quasi contrapposte: da una parte giunta e consiglieri di maggioranza, più Tommaso Mantovani (M5s), gli hanno chiesto per iscritto «la sospensione dalla carica di consigliere comunale» di Arquà, paradossalmente tuttora fuori da Palazzo Municipale; dall’altra il legale dell’ex leghista, Fabio Anselmo, lo ha formalmente interpellato, appunto, «affinché la situazione di attuale stallo venga ricondotta a legittimità e il Consiglio comunale venga ricostruito validamente». E sullo sfondo c’è la paralisi dell’assemblea che non viene convocata e ha accumulato ritardi anche per la sessione di bilancio.

Le lettere Anselmo ha ricapitolato al prefetto la vicenda delle dimissioni di Arquà, surrogata da Stefano Franchini diventato nel frattempo uomo chiave della maggioranza come capogruppo leghista e presidente della Commissione sport; dimissioni poi ritirate e contestate in sede giudiziaria, con la definitiva sentenza del Consiglio di Stato che le ha considerate nulle. Per reintegrare formalmente Arquà serve però una presa d’atto del Consiglio comunale, Anselmo ha subito interessato il segretario comunale e il presidente del Consiglio «ma ad oggi nessuna risposta è pervenuta e la signora Arquà non risulta ancora reintegrata». Per cui il legale «invoca un suo autorevole intervento affinché la situazione di attuale stallo venga ricondotta a legittimità», in modo che il Consiglio comunale possa «operare nella sua pienezza di funzioni e poteri».

Il giorno prima era arrivata la lettera della maggioranza: in relazione alla sentenza del Consiglio di Stato, «sappiamo che, componenti dell’organo elettivo, dovremo dare esecuzione a tale pronuncia», ammettono i firmatari, facendo però subito dopo riferimento alla chiusura indagini per le lettere minatorie nella quale si contestano ad Arquà «otto minacce aggravate al nostro vicesindaco e cinque simulazioni di reato». Su questa base poggia appunto la richiesta di «sospendere» una consigliera la cui presenza «provocherebbe un grave danno e metterebbe a serio rischio lo svolgimento sereno e ordinato dei lavori all’interno del Consiglio comunale e delle sue articolazioni».

Il quadro giuridico Argentiero ieri si è limitato a sottolineare due cose. La prima è che «c’è una sentenza che va eseguita, su questo non si discute». La seconda è che la richiesta di sospensione della carica di Arquà, avanzata «da giunta e di buona parte del consiglio comunale», sono «da approfondire dal punto di vista legale e formale».

Le basi legali della richiesta della maggioranza non sono specificate nella lettera, ma si può supporre che facciano riferimento all’art. 142 del Testo unico enti locali: un consigliere può essere rimosso, si legge, «per atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico», e in attesa di un decreto in tal senso del Ministero dell’Interno, «il prefetto può sospendere gli amministratori (...) qualora sussistano motivi di grave e urgente necessità». Bisogna vedere se da Roma giungeranno segnali per il caso Arquà, sul quale Lodi e il sindaco Alan Fabbri si stanno giocando molto.

Ad ogni modo il prefetto ha in programma di sentire anche le valutazioni dell’opposizione, a partire dal Pd, prima di pronunciarsi. In casi estremi, per inadempienze di organi istituzionali, è anche previsto il commissariamento ad acta.

Lo scenario Intanto impazzano le ipotesi per la prossima convocazione del Consiglio comunale, che non potrà ormai evitare almeno un mese di esercizio provvisorio ma deve comunque discutere e approvare i conti. All’interno della maggioranza c’è chi conta in un via libera per una sessione senza Arquà, prima di Natale, ma servirebbe appunto l’intervento del prefetto. l


 

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