Ergastolo confermato per la morte di Atika
La sentenza della Corte d’Assise d’Appello per il femminicidio della donna ritrovata carbonizzata il 2 settembre 2019 a Castello d’Argile. Fine pena mai per l’ex compagno
Ferrara La Corte d’assise d’appello di Bologna - presidente Pescatore - ha confermato oggi, 21 dicembre, la condanna all’ergastolo per M’hamed Chameck, 42 anni, ex compagno di Atika Gharib, 32 anni, per averla uccisa e poi bruciata: il corpo della donna venne ritrovato il 2 settembre 2019, carbonizzato, in un casolare a Castello d’Argile, nel Bolognese, dove Chamekh era andato a vivere e dove lui l’aveva attirata in una trappola. La decisione di confermare la sentenza di primo grado - come aveva chiesto il pg in aula Silvia Marzocchi - è giunta dopo una intensa udienza durata circa 4 ore in cui si sono ripercorse le dolorose tappe del femminicidio di Atika: femminicidio come era stato chiesto dalle parti di “rubricare” il reato, come poi avvenuto, visto che in primo grado i giudici nella sentenza, la prima in Italia, avevano riconosciuto tra i moventi, futili e abbietti aggravanti per la pena, la violenza di genere nel senso di un malconcepito senso di orgoglio e gelosia, la volontà di lui nel punirla, quel “possesso virile” vergato nelle motivazioni. Rispetto a questi temi anche le difese di parte civile, le avvocate Prosperi per la famiglia Gharib e Mariuz per l’Unione donne italiane hanno ribadito la correttezza della sentenza di primo grado sulla ricostruzione del crimine, e del movente femminicida, per cui per averne conferma anche in appello occorrerà attendere le motivazioni.
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