Ferrara, insulti, schiaffi e calci dal marito. «Geloso perché sono più bella»
Matrimonio combinato in India e poi vessazioni continue per il suo status sociale e scenate possessive, lui va a processo per maltrattamenti
Ferrara Un matrimonio combinato, con i suoi problemi, e con il più il carico di fortissimi dissidi tra le famiglie d’origine. E poi la gelosia, la violenza che ne consegue, sia morale che fisica. Sono gli ingredienti del processo in corso davanti al tribunale collegiale di Ferrara, dove un uomo di 36 anni, proveniente dall’India, è accusato del reato di maltrattamenti in famiglia, per le offese e anche alcuni episodi di violenza fisica - schiaffi, calci, anche mani al collo - nei confronti della moglie, pure lei indiana.
I fatti sono relativi al periodo giugno 2018, dicembre 2020. Proprio la donna, parte civile assistita dall’avvocata Sara Bruno, è stata sentita ieri e ha raccontato, aiutata da un interprete, la sua versione dei fatti, ovvero di un rapporto nato storto già in India, con dissidi con la famiglia di lui, dovuti alla differente estrazione sociale, poi con le prepotenze del marito, proseguite in Italia, secondo cui lei qui avrebbe potuto al massimo fare la prostituta, e che doveva ringraziarlo perché era lui ad avere i soldi ed era lui ad averle permesso di fare i documenti.
Inoltre, ha raccontato la donna, lui non si capacitava che lei non avesse avuto altri rapporti oltre a lui, «perché io sono più bella», e per questo la gelosia si manifestava spesso e volentieri. Uno dei modi era quello di prenderla a schiaffi - comportamento interrotto solo durante il lockdown, data la costrizione in casa e l’ isolamento - per poi passare a episodi peggiori.
Il primo a metà novembre del 2020, quando lui l’avrebbe presa a calci. Lei scappò, incontrò un pattuglia dei carabinieri che la riportò a casa, cercando una mediazione. Poi alla vigilia di natale 2020, quando l’uomo le avrebbe messo le mani al collo, strozzandola e spingendola contro un muro. Scappò anche quella volta, ma abbandonando definitivamente la casa coniugale: intervennero anche in questo caso i carabinieri, lei contattò un’amica indiana che le trovò una sistemazione diversa.
Comportamenti aggravati, così l’imputazione, dal fatto di essere stati commessi davanti al figlio della coppia, allora di appena un anno.
Il caso è complicato anche dal fatto che tra i due, e tra le loro famiglie, sembrano esserci dissidi legali anche in India. Il 18 maggio sarà l’imputato (assistito dagli avvocati Enrico Segala e Chiara Bruni) a raccontare la sua versione dei fatti.
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