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Negozio storico

Comacchio, tra le pagine dell’edicola c’è un secolo di storia

Katia Romagnoli
Comacchio, tra le pagine dell’edicola c’è un secolo di storia

Nel 1929 venne aperto il primo negozio di famiglia. Oggi l’attività è ancora un punto di riferimento del centro storico

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Comacchio Varcando la soglia dell’edicola di Piazzetta Ugo Bassi 18, che si tramanda da ben tre generazioni, si respira un secolo di storia che ha attraversato Comacchio che è strettamente intrecciata a quella dei suoi proprietari. Nel 1929 fu il leggendario Domenico (Manghèn) Fogli ad aprire il negozio, che ancora oggi, resistendo ai cambiamenti epocali subiti dalla carta stampata, occupa orgogliosamente gli stessi locali, nel centro storico lagunare. Si commuove, e commuove, Brunella Fogli, figlia di Manghèn, viaggiando tra i ricordi dell’edicola in cui è approdata ancora in fasce, sulla carrozzella, dove ha trascorso l’intera esistenza, ma dove ancora oggi, a dispetto dell’età, si reca per dare una mano al figlio Cristian (Cristiano solo per l’anagrafe) .

«Qui dentro c’è tutta la mia vita – ammette Brunella, edicolante appassionata, instancabile, dal sorriso sempre dipinto in volto – Mio padre è nato nel 1908 e già a nove anni aiutava un signore del paese, tal Mari, allungando ad alcuni clienti affezionati i quotidiani, che arrivavano per posta. Quando Mari è andato in pensione, mio padre, ancora giovanissimo, si è rimboccato le maniche e nel 1929 ha aperto l’edicola. Dobbiamo tenere conto che all’epoca la gran parte delle persone non sapevano né leggere, né scrivere».

Erano tempi difficili per l’Italia, uscita dalle rovine del primo conflitto bellico mondiale, ma per il giovane, coraggioso e appassionato edicolante il luogo di lavoro fu anche galeotto. Perché lì, tra quotidiani, riviste illustrate e fumetti, nacque il grande amore per Elisa, giovanissima sarta di Lagosanto, che sposò nel 1944.

«Mia madre – prosegue Brunella nel suo racconto – si procurava i figurini da sarta nell’edicola di mio padre. Glieli spedivano direttamente da Milano. Si sono conosciuti così. Dopo il matrimonio con mio padre, anche lei si è trasferita a lavorare qui». Mentre i genitori continuano a gestire quella in Piazzetta Ugo Bassi, Brunella, ancora giovanissima, apre una seconda edicola, in via Trepponti, dove conosce un giovane appuntato dei carabinieri, Romolo, che prestava servizio nella caserma locale – oggi dismessa, situata nel Parco della Resistenza – .

Dopo il matrimonio e la nascita di Cristian, che tiene oggi le redini dell’edicola storica, Brunella cede la licenza della seconda edicola e segue il marito in Veneto – Vicenza prima e Padova poi – .

Sarà nel 1982 che la stimata comacchiese tornerà a Comacchio, per condurre lo storico negozio fondato dal padre e dove ancora oggi la si può incontrare a dispensare sorrisi a tutti.

«I tempi sono cambiati – riconosce Brunella – la carta è calata tanto, la gente si abbona online e segue i siti, dove si legge di tutto e di più. Oggi vendiamo anche i giochi, vanno bene i libri in abbinamento ai quotidiani, in passato avevo anche riviste tedesche, tra cui Bild, ma ora ne arrivano davvero poche. Tanti colleghi, anche in città, hanno dovuto chiudere. Mio figlio continua, la licenza è intestata a lui. Ha il diploma di ragioniere, si sta sacrificando tanto e per non dare un dispiacere al nonno continua a lavorare come tutti noi con grande impegno». L’edicola è legata anche al ricordo di Romolo, marito di Brunella, il quale, congedatosi dall’Arma a 42 anni, ha poi affiancato la moglie nella conduzione dell’attività, sino alla prematura scomparsa, avvenuta nel 2007.

«Romolo portava i quotidiani ai bar, ai barbieri, in Comune – ricorda ancora Brunella – e tra gli aneddoti memorabili del suo tempo trascorso qui in edicola, c’è sicuramente quello di un 13 al Totocalcio centrato da un nostro compaesano. Al bar un amico disse a questo comacchiese “corri da Romolo, perché hai fatto 13”. Mio marito controllò la schedina. Non sembrava vero, ma quel comacchiese aveva proprio fatto 13 e ricordo che la vincita fu di 720 milioni di vecchie lire. Era una persona che ne aveva davvero bisogno».

Le emozioni si amalgamano ai ricordi di tre generazioni profondamente legate alla loro edicola, che rappresenta un pezzo autentico della storia di Comacchio.  

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