Sette ore tra filari accendendo “candele” «Così ho salvato il mio raccolto»
Bandiera ha passato la notte tra i campi a Focomorto. «Il peggio è passato»
Focomorto La sua “battaglia” è finita solo alle 7 di ieri mattina, «a quel punto ho potuto spegnere tutti i “fuochi”del mio pescheto, e sono andato a letto. Era la seconda notte di fila che passavo tra i filari, a proteggere il mio lavoro». Per Vincenzo Bandiera quella tra mercoledì e giovedì è stata «la notte peggiore dell’anno, anche perché è cominciata presto: a mezzanotte - è il suo racconto - la temperatura al suolo era già sotto zero, pur al riparo della rete antigrandine che un po’ “tiene”: poi ho ricontrollato all’1 e alle 2, si andava sempre più giù. Alle 3 ho acceso i fuochi». Non bisogna pensare a fascine di legna con fiamme libere: si tratta infatti di apposite candele antigelo, cioè bidoncini dalla forma di maxi-lumini da cimitero, ma costruiti in latta e alti 40 centimetri, comunque pieni di cera. Il grande “stoppino”, una volta acceso, consente di diffondere calore per diverse ore in un’area di 5-6 metri attorno alla candela, e rappresentano la difesa più efficace contro le gelate improvvise. «In previsione di questa ondata di freddo ne ho comprate un centinaio, qualche giorno fa, al prezzo di 17 euro l’uno. Mi conviene usarle - spiega Bandiera - perché ho solo 1,7 ettari di pesche, che vendo direttamente alla grande distribuzione a prezzi decisamente superiori al risarcimento che potrei ottenere con la polizza antigelo». Prima di farlo ha avvertito le forze dell’ordine e i vicini, che così non si sono allarmati, a differenza dei molti che in giro per la provincia hanno chiesto dei «rumori di elicottero» notturni: erano le rumorose ventole antigelo in azione in alcune grosse aziende frutticole.
Ieri sera Bandiera era più fiducioso, «non tira più vento e il sole riesce a scaldare l’aria quei 2-3 gradi in più che fanno la differenza: tra -2° e -3° si passa infatti dal non avere grossi danni a rischiare l’intero raccolto. Il peggio dovrebbe essere passato e il mio raccolto salvo». l
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