Ferrara, uccise la madre: fine indagini
La procura ha chiuso l’inchiesta per omicidio volontario a carico di Sara Corcione. Nel luglio del 2022 avvelenò Sonia Diolaiti versandole del nitrito di sodio nel tè
Ferrara La Procura di Ferrara ha chiuso le indagini per l’omicidio di Sonia Diolaiti, la donna di 62 anni uccisa con un tè avvelenato dalla figlia Sara Corcione (38 anni), nella sua abitazione di via Ortigara 28. L’omicidio venne scoperto nella notte tra venerdì 29 e sabato 30 luglio dello scorso anno, ma era già risalente almeno al mercoledì precedente.
Corcione, attualmente ristretta nel carcere della Dozza assistita dagli avvocati Antonio Cappuccio e Tiziana Zambelli di Bologna, era ed è rimasta l’unica persona indagata, avendo da subito confessato il delitto con dovizia di particolari.
Un delitto nato in un contesto di forte disagio psichico e familiare, anche se la consulenza dello psichiatra forense Luciano Finotti, incaricato della pm Lisa Busato, ha escluso che Corcione fosse incapace di intendere e di volere quando ha pianificato e dato esecuzione al delitto. La donna aveva comprato del nitrito di sodio, un conservante alimentare che a certe quantità è altamente tossico, già un anno prima, nell’agosto del 2021, ordinandolo sull’e-commerce cinese Alibabà.
Un progetto la cui ideazione è nata dopo la scomparsa del padre, nel 2018, e con il conseguente acuirsi del rapporto pesantemente conflittuale con la madre, dalla quale si sentiva ingabbiata e da sempre disprezzata, nel quadro comunque di un disturbo di personalità paranoide e schizoide, come riconosciuto dallo stesso consulente.
Corcione aspettò fino alla fine di luglio dello scorso anno per attuare il piano, quando la madre andò in vacanza sul Lago di Garda fino al 27 luglio. Il pomeriggio mise il nitrito di sodio nel tè conservato in frigo, una dose abbondante per paura che sopravvivesse e che potesse essere salvata. Il piano purtroppo riuscì alla perfezione, anche perché quando la madre la chiamò, chiedendole aiuto perché stava male, lei rimase nel suo appartamento, a pochi metri, lì in quello stesso palazzo.
Quando il giorno dopo capì che la madre era davvero morta, Corcione uscì a correre, guardò un film di Carlo Verdone: «È stato il giorno più bello della mia vita». Poi pensò di costituirsi perché faceva caldo e il cadavere avrebbe iniziato a fare odore.
Non ce ne fu bisogno: il 30 luglio arrivò un’amica della vittima, con la quale doveva andare a Pantelleria, e vedendo che Diolaiti non rispondeva andò insieme alla figlia a chiedere spiegazioni a Corcione. Lei disse una bugia, che era accaduto qualcosa di grave in famiglia e non sarebbe più partita per la vacanza. Poco dopo arrivarono i vigili del fuoco, il 118 e i carabinieri. L’inizio della fine di tutto. l
Daniele Oppo
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