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Pusher in trasferta arrestato in Gad Era evaso dai domiciliari a Brescia

Pusher in trasferta arrestato in Gad Era evaso dai domiciliari a Brescia

Fermato dopo un inseguimento mentre spacciava al parco Giordano Bruno

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Ferrara In teoria avrebbe dovuto essere a Brescia, a scontare una condanna ai domiciliari. Nella realtà è fuggito e da quattro giorni era a Ferrara, dove si è messo a spacciare stupefacenti, facendolo, peraltro, non troppo distante dalle scuole Poledrelli, nel parco Giordano Bruno, in piena Gad.

A fermarlo sono stati, giovedì pomeriggio, sono stati i carabinieri della Compagnia di Ferrara, impegnati in un controllo in zona insieme agli agenti della Polizia locale “Terre Estensi”.

Accortosi dell’arrivo delle forze dell’uomo, l’uomo, di nazionalità nigeriana, ha provato a fuggire a bordo di un monopattino elettrico, presto abbandonato, come presto ha abbandonato per strada anche varie dosi di stupefacente : in tutto 25 “palline” contenenti nel complesso circa 40 grammi di marijuana.

Per fermarlo i carabinieri si sono dovuti impegnare parecchio, perché il pusher ha anche scavalcato qualche cancello, nonostante alcune cadute a causa della scivolosità del manto erboso dovuta alle piogge di questi giorni.

Alla fine è stato bloccato e arrestato in via Cassoli per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso degli accertamenti successivi è emerso poi che a suo carico pendeva anche un ordine di custodia cautelare in carcere della Corte d’Appello di Brescia, sempre per reati di droga commessi in quella provincia nel 2022, sostitutivo della misura degli arresti domiciliari dai quali, come detto, era evaso.

Portato dunque nel carcere dell’Arginone, nella mattinata di ieri è comparso davanti al giudice del Tribunale di Ferrara che ha convalidato l’arresto eseguito in flagranza, rinviando il giudizio all’udienza del 7 giugno. Davanti alla giudice Giulia Caucci e al vpo Alessandro Rossetti, l’uomo ha dapprima detto che la droga non era sua, poi ha spiegato di aver spacciato per poter aiutare la mamma malata in Nigeria e per sostenere la famiglia e un figlio piccolo qui in Italia. Alla fine, prima di essere ricondotto in carcere, è parso un po’ più collaborativo con le forze dell’ordine. l

D.O.

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