Ferrara, fuga dall’area rossa: al lavoro a piedi o in monopattino
Molti hanno spostato l’auto la sera prima E metà degli studenti del Roiti è rimasta a casa
Ferrara A più di un quarto di secolo da quel lontano 1997, Ferrara è tornata a vivere l’ebbrezza della cometa di Halley. Perché la presenza di una leggenda vivente come Bruce Springsteen in città - per il maxi concerto trainato da una lunghissima coda di battage pubblicitari, iniziative, corse al biglietto, ma anche contestazioni, polemiche e, da ultimo, incognite da maltempo - è un evento eccezionale come il passaggio di quel corpo celeste che si lascia ammirare ogni 76 anni.
Le strade
Il primo colpo d’occhio di ieri mattina, però, rimandava più che altro a un altro periodo “storico”, quello dell’austerity, quando le auto rimasero in garage per la crisi energetica. I temuti ingorghi non ci sono stati, anzi nelle prime ore di ieri il traffico scorreva più liscio del solito, per farsi sempre più rarefatto man mano che ci si avvicinava alla “zona rossa”attorno al parco Bassani e poi azzerarsi del tutto nella piacevole anomalia delle vie Porta Catena, Canapa, Bacchelli, Gramicia e dintorni, in parte autorizzate solo a bici e pedoni, in parte solo ai mezzi degli addetti ai lavori e della sicurezza, e in certi casi di fatto deserte.
Uno scenario opposto a quello del pomeriggio precedente, con una circolazione di macchine al di sopra della media non difficile da ricondurre a un’operazione collettiva di prevenzione, che ha indotto molti a spostare la sera prima l’auto in “zona franca” per essere sicuri di non rimanere bloccati il giorno dopo.
Le scuole
Analogo ragionamento precauzionale si suppone abbiano seguito quegli studenti del liceo Scientifico Roiti di via Leopardi che ieri non sono andati a scuola: «Circa la metà è rimasta a casa – spiega il dirigente Roberto Giovannetti – Le lezioni comunque si sono svolte regolarmente, e i ragazzi che sono entrati hanno raggiunto l’istituto senza problemi». Un’altra scuola a ridosso della zona rossa, la succursale dell’Istituto Bachelet di via Azzo Novello, ha ben metabolizzato l’“effetto-Bruce”: «Nei giorni scorsi abbiamo inviato una circolare alle famiglie spiegando che gli orari in entrata sarebbero stati più flessibili, e che c’era la possibilità di chiedere l’uscita anticipata – interviene Anna Caleffi, una delle responsabili della sede staccata – ma pochi hanno usufruito di questa possibilità e non ci sono stati particolari ritardi».
I lavoratori
Chi è rimasta spiazzata dalla chiusura delle strade è Tunde Deak, una signora che abita in via Canapa e lavora in via Carlo Mayr, quasi dalla parte opposta della città. Ieri poco prima delle 9 marciava a passo spedito verso il centro storico, affrontando una camminata lunga chilometri: «Non posso prendere la macchina, e devo andare a lavorare a piedi, difficilmente riuscirò ad arrivare in orario», spiega con la voce rotta dal fiatone, senza rallentare mai il ritmo.
Del resto il primo cambiamento in città si avverte già in via Porta Catena, con la strada sgombra dalle auto a eccezione delle pattuglie della polizia locale impegnate a fornire informazioni e indicazioni. La richiesta più frequente, quella sul tragitto per raggiungere l’ospedale di Cona. «All’ospedale ci dovrò andare anch’io, oggi pomeriggio – interviene l’edicolante di piazzale dei Giochi, Barbara Pasetti – e non mi resta che prendere l’autobus. Sinceramente quella di oggi per me non è una giornata molto positiva, perché buona parte dei miei clienti arriva in auto, potendo usufruire del parcheggio, e di solito si ferma a fare colazione al bar e poi compra il giornale. Stamattina invece non sta arrivando nessuno, e non sto vendendo quasi niente».
A consolarla un po’ sopraggiunge Bruno Borsetti, un pensionato che abita a tiro di passo e che di uscire dalla zona rossa non ha nessuna necessità, e nessuna intenzione: «È bello così, silenzioso, senza il rumore del traffico. Oggi per me non cambia niente, perché d’abitudine giro in bicicletta ed essendo pensionato non devo andare al lavoro».
Chi entra, chi esce
Nel vicino bar I Girasoli, dove «stiamo lavorando come tutti gli altri giorni», ci informa dal bancone Monia, stanno facendo colazione due avventori che dalla zona rossa non devono uscire, ma entrarci. Zainetti, portadocumenti al collo, abbigliamento “da battaglia”, ma - soprattutto - un paio di stivali di gomma che spuntano dall’orlo dei jeans non lasciano spazio a dubbi su quella che è la loro destinazione. Simona Trasforini e Alessandro Taddia sono entrambi ferraresi doc, e per raggiungere il luogo del concerto hanno semplicemente usato il più ferrarese dei mezzi di trasporto: la bicicletta. Alessandro abita in zona Fiera, lei in zona San Giorgio, non proprio dietro l’angolo ma certo a portata di due ruote. «I biglietti li avevamo comprati quattro minuti dopo l’apertura della prevendita, e quelli del Pit A erano già esauriti, siamo riusciti a prendere il Pit B». Entrambi si sono attrezzati con calzature anti pioggia (e fango): Simona li ha già indossati, Alessandro li ha pronti nella sacca.
La zona rossa
Imboccando via Canapa, complice la “porta” gonfiabile che segna l’ingresso, il brulichio festoso dei fans in coda ai cancelli e il viavai a tratti surreale di mezzi carichi di enormi balle di paglia o di ghiaia, si respira un’atmosfera da Disneyland, che attira anche chi non deve assistere al concerto: «È un evento eccezionale, e sono venuto a vedere come sta procedendo l’organizzazione, e al momento mi sembra tutto ok», osserva Umberto Faccini.
Gli fa eco un altro pensionato, un nonno che come tutte le mattine ha appena accompagnato il nipote alla scuola Leopardi: «Sono curioso, lo ammetto – racconta il signor Michele Siviero, che abita fuori dalla zona rossa, in via Tito Strozzi – e dopo aver portato a scuola il mio nipotino sono venuto qui a piedi per vedere la situazione». Anche Adriana Radu, che abita in via Manarini, una strada trasversale di via Canapa, ha appena portato i figli alla Leopardi mentre il marito è già andato al lavoro: «Ha lasciato l’auto in garage e ha preso il monopattino», spiega.
Usciti da via Canapa, di fronte c’è la distesa vuota di via Bacchelli, off limits anche per le bici e transennata. Al varco con via Azzo Novello gli operatori sorvegliano che entrino solo gli autorizzati «e siamo costretti a mandare indietro diverse persone», sottolineano, mentre nella quieta via Gramicia immersa nel verde la “zona rossa” quasi non si avverte, come specifica Daniela Parolini: «Qualche giorno fa, vedendo un post del vicesindaco, abbiamo contattato l’Urp del Comune che ci ha detto di inviare una mail con i dati dei mezzi e delle persone che avrebbero dovuto uscire dall’area chiusa per andare a lavorare, invitandoci a utilizzare via Conchetta. Mio marito è partito stamattina per Stellata... e non è ancora tornato indietro. Vuol dire che è andato tutto bene».l
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