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Ferrara, il Parco Bassani è diventato “marrone”: cantiere aperto almeno fino a domani

Stefano Ciervo
Ferrara, il Parco Bassani è diventato “marrone”: cantiere aperto almeno fino a domani

Ieri era una bella domenica di sole e centinaia di ferraresi a piedi, in bici o con i cani sono stati rimandati indietro agli sbarramenti dell’area verde

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Ferrara «Sono venuto a vendere cosa avete combinato. Questo era un gioiello...». Il signore in biciclette apostrofa così la hostess di turno alle barriere dal lato corto del laghetto ancora “imprigionato” dal cantiere Springsteen; lei abbozza, dicendo che forse per martedì sarà finito tutto, salvo pioggia.

Ieri era una bella domenica di sole e centinaia di ferraresi a piedi, in bici o con i cani sono stati rimandati indietro agli sbarramenti del Parco Urbano, ce n’è uno perfino nella ciclabile del Gramicia, anche se poi in bici o in auto da via Bacchelli si può accedere alla piscina e al bar; «l’abbiamo messo lì perché dall’ingresso della piscina passano i camion del cantiere e magari non vedono le bici che attraversano» spiegano gli addetti. In effetti nell’area recintata è tutto un rumore di bobcat, macchine movimento terra: un cantiere nel vero senso della parola.

Dall’ingresso di via Canapa, da dove giovedì sono entrati anche i 50mila, si passa quasi subito sopra i segni di una settimana di lavoro dei mezzi pesanti e della pioggia: il caldo consoliderà i solchi lasciati dai pneumatici e diventati nel frattempo fossati. Ai piedi della grande isola ecologica c’è ancora un bicchiere di plastica mezzo pieno di birra, e ci si fa caso perché è l’unico rifiuto visibile praticamente in tutta l’area, che è stata quindi ripulita a tempo record. Ai Tre campi c’è un torneo di calcio, e il verde è ancora il colore dominante, assieme a quello delle maglie dei giovani immigrati impegnati nelle sfide. Man mano che si procede viene sostituito dal giallo o dal marrone. Il giallo è quello della paglia portata con le balle e pigiata nelle zone giovedì più allagate, che si sta cementando con il fango e sotto il sole si fa sentire anche a livello odorigeno. Il colore si fa più scuro nelle aree, parecchio ampie già ai limiti della zona di cantiere, dove ormai di erba ce n’è poco o niente. I pochi sentieri al momento transitabili sono solcati da pozzanghere profonde, s’intuisce che sono stati utilizzati durante il maltempo anche da mezzi pesanti. Di uccelli in giro non se ne vedono o sentono, d’altra parte i rumori provenienti dal cantiere non conciliano.

Per vedere qualcosa dell’area recintata bisogna salire sulle Mura, dall’apertura della Casa del Boia, ma si colgono solo il colore di fondo da terra bruciata e il brulicare dei mezzi. Passando nel sottomura nord si possono notare i segni del maltempo dei giorni scorsi su un prato provato dalla siccità ma risparmiato da passaggi di camion o ruspe: restano qua e là “laghetti” anche maleodoranti, la copertura erbosa non è omogenea ma, appunto, il colore predominante è ancora il verde.

Per il Parco Bassani di tempo ne servirà. 

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