Casadei, la dinastia della bicicletta: a San Giuseppe il sogno a due ruote
Il racconto del fondatore: «Dalla Romagna a qui con solo una sportina»
San Giuseppe Quella di Cicli Casadei, nota azienda di San Giuseppe, è una storia imprenditoriale (e di vita) che meriterebbe un libro, non un articolo di quotidiano. Ma dietro il successo di un’attività che esporta bici in tutto il mondo, ci sono i sacrifici di una coppia, Giancarlo Casadei e Rossana, che ha lasciato la Romagna per tentare fortuna nel Comacchiese, con in dote poche cose, «una sportina e basta» dice Rossana con le lacrime.
L’attività festeggia proprio in questo periodo quarant’anni, ma la storia racconta l’andata e ritorno fra la Romagna e Comacchio, iniziata quando i genitori di Casadei vennero a Lido Nazioni perché al papà venne dato un incarico di custode, sotto l’Ente Delta Padano. Ma in Romagna, zona di Predappio, erano rimasti i parenti e in una delle visite Giancarlo incontra Rossana e si innamora, decidendo di tornare in terra romagnola, precisamente a Forlimpopoli. Era il 1970, periodo difficile: «Ci siamo sposati il sabato e la domenica sono andato a cercare lavoro - dice Giancarlo - e l’ho trovato in un’azienda di frutta; ero autista. Poi un grande importatore mi disse che Mario Vicini, il noto costruttore di bici, cercava un autista, il mio titolare non voleva lasciarmi andare ma Vicini sistemò tutto e andai da lui».
Ma Casadei non si accontenta, inizia a fare (e imparare) tutti i lavori e quando venne e sapere che a San Giuseppe vendevano la terra per la nascente zona industriale ci fa un pensiero: «Avevo la mia famiglia qui e c’era la possibilità di mettersi in proprio. Ma Vicini non voleva e una volta volle vedere l’area: c’erano solo tre attività, mi disse di lasciar perdere. Io però ero convinto, così Vicini mi diede il diritto di vendere le sue bici per cinque anni, contro il parere dei suoi figli, e iniziammo anche a occuparci del montaggio. Partimmo davvero da zero e ora sono quarant’anni».
Il rapporto con Vicini in realtà proseguì solo per i primi due anni, perché Casadei col supporto della moglie (lavoratrice e madre instancabile) si rese sempre più indipendente: «Vicini per noi è stato fondamentale, un amico, quasi un parente. Ci trattò sempre bene e per il suo funerale chiudemmo l’attività».
E Rossana, romagnola doc arrivata a San Giuseppe? «I primi dieci anni li ho vissuti con un’ansia terribile, i figli, il lavoro... A ripensarci sembra incredibile vedere cosa abbiamo fatto avendo entrambi la quinta elementare. I nostri tre figli lavorano con noi, ma non li abbiamo forzati, abbiamo sempre detto loro di studiare, solo che si sono appassionati...».
L’attività dal 1983 ha fatto tanta, ma tanta strada, lanciando nuove linee, specializzandosi in alcuni prodotti, allargandosi sul mercato, anche grazie alle idee dei tre figli. Ma questa è un’altra storia e l’abbiamo già raccontata. Il vero coraggio è stato quello di una coppia che decide di compiere un passo tanto grande: «Oggi rifarei tutto come allora - dice ancora Rossana -, ma non dimentico i primi anni difficili, i debiti, i mutui, la lontananza dagli affetti. Perfino le banche ci sconsigliarono di metterci in proprio, fu sempre Vicini a sbloccarci il prestito».
E dopo quarant’anni Giancarlo e Rossana sono sempre spalla a spalla, sia a casa che nell’azienda, fanno tutti i lavori come nel 1983 ma sono anche nonni presenti, con nipoti ormai laureati, una addirittura negli Stati Uniti. Altre storie che iniziano. l
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