Ferrara, crac Capa si chiude: accordo coi 31 ex amministratori
Tribunale imprese, la cifra è di quasi 2 milioni contro i 20 chiesti all’inizio
Ferrara Le trattative sono in corso, si stanno letteralmente contando i soldi da sborsare, ma è possibile che l’udienza fissata all’11 luglio prossimo per chiudere non basti: e allora, si profila anche un rinvio, ancora, per la causa civile per danni, davanti al tribunale delle imprese, per il crac di Capa Ferrara, il colosso fallito nel 2016, già oggetto di un processo penale che ancora non si è chiuso (due le posizioni aperte a Ferrara, una quindicina di imputati ricorrenti in appello, giudizio pendente) e al centro del contenzioso civile attivato dalla curatela fallimentare che sta trattando, appunto coi 31 convenuti, chiamati a pagare i danni del crac.
Quanto dovranno sborsare? Da quanto si apprende, da varie fonti che confermano, la cifra totale dovrebbe essere di 1 milione 800 mila euro che i 31, in proporzione ai propri ruoli di amministratori della coop – se membri cda, dirigenti, sindaco o consulenti – dovranno pagare, a vario titolo. A fronte di richieste che di anno in anno si sono ridotte, dai 18 milioni di euro richiesti dal curatore Domenico Agresta, fino alla cifra per cui è in corso la mediazione- trattativa, sotto i 2 milioni. Si chiuderà così dopo quasi 7 anni la vicenda che ha visto i giudici fare i conti al crac della Capa (acronimo di Consorzio assistenza produttori agricoli) che aveva sedi, interessi e magazzini in mezza provincia tra Ferrara, Vigarano, Bondeno, mentre ribadiamo per l’ennesima volta che l’attuale Capa Cologna nulla ha a che fare coi guai giudiziari di Capa Ferrara: poiché Cologna è realtà oggi con un futuro brillante e senza ombre. Le ombre che invece Capa Ferrara ha avuto fino al 2016, quando ha fatto crac, analizzato dal tribunale penale di Ferrara mentre ora i giudici debbono valutare cosa fare con la causa civile. Nel penale lo ricordiamo, si è avuto come risultato le assoluzioni piene per la bancarotta dissipativa per le centrali biomasse che secondo l’accusa avrebbe generato il default, non per i periti e per il giudice stesso. Poi archiviazioni per bancarotta da falso in bilancio del 2014, mentre sono state decise tre condanne a un anno e mezzo in abbreviato e dodici patteggiamenti (dei consiglieri di amministrazione e presidente del Cda) per bancarotta da falso in bilancio del 2015. Per questo reato sono rimasti a processo due imputati, che contestano le accuse e lo ribadiranno all’udienza fissata per loro – unici reduci – al 12 ottobre prossimo quando verranno ascoltati curatore e ispettori finanza e quindi si saprà la sentenza. Per quanto riguarda la causa civile, l’azione di responsabilità davanti al tribunale delle imprese, i legali stanno mediando tra le richieste del curatore e le diverse posizioni dei 31 convenuti; operazione di bilanciamento – dicevamo – tra ruoli, posizioni e responsabilità: gli stessi legali da più parti, spiegano che le trattative sono in corso e per diversi imputati-convenuti (quelli che hanno ottenuto il consenso al patteggiamento) hanno già pagato cifre importanti e si dovrà attendere il prossimo 11 luglio per conoscere dettagli e sviluppi: Nel caso non si raggiungesse allora, è già stato proposto di rinviare a metà dicembre, quando ormai la causa avrà compiuto sette anni, dopo il cracl
Daniele Predieri
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