Tentata rapina in villa a Corporeno: colpo di scena in aula
L’alibi dell’imputato: una prenotazione per un viaggio in Albania quando fu tentato il colpo
Corporeno Colpo di scena direttamente in aula, durante l’esame dell’imputato. Una prenotazione per una nave, tratta Italia-Albania, dal 9 al 18 giugno del 2020. Sarebbe la prova che Ilir Musai, 46enne albanese al momento in carcere per spaccio, il 13 giugno di quello stesso anno non avrebbe mai potuto essere a Corporeno di Cento, a tentare un furto e poi una rapina in una villetta, verso le 6 del mattino, insieme a un complice che hai già chiuso il conto con la giustizia, indicando proprio lui come correo. L’esistenza di questa prenotazione è emersa per la prima volta ieri davanti al collegio giudicante (presidente Piera Tassoni, a latere Sandra Lepore e Alessandra Martinelli) . Tre anni dopo, tant’è che la domanda principale è stata: perché solo ora? L’imputato ha spiegato che lui, che di lavoro in Italia si occupava di svuotare i cassonetti della raccolta dei vestiti usati per conto di un’azienda, andava almeno una volta al mese in Albania dove aveva un negozio di abiti e scarpe usate. Quella volta al mese, in quel mese di giugno, sarebbe stata in una data incompatibile con la sua partecipazione al colpo. Usiamo il condizionale, perché il tribunale, ha disposto che l’alibi venga verificato dalla polizia giudiziaria: si controlli se è stato fatto il check-in e se vi è stata identificazione del passeggero agli imbarchi. Se ne parla alla prossima udienza, fissata per il 25 ottobre, quando verrà sentita, sempre su disposizione del tribunale una donna: un’amante dell’imputato che, a sua detta, era l’unica che aveva la disponibilità delle chiavi del suo furgoncino Ducato bianco, dentro al quale aveva lasciato il suo cellulare con il numero italiano, prima della partenza per l’Albania. È rilevante perché, come fatto emergere dal pm Maggioni, se il cellulare era nel furgone, allora qualcuno lo usò di sicuro perché da Savignano sul Panaro dove era parcheggiato, al mattino aggancio la cella telefonica di Corporeno, a due passi dalla villetta del colpo.
Prima dell’imputato è stato sentito un testimone Carmine Perri, che ha patteggiato, e che un altro imputato (Luca Bonetti, già giudicato) aveva indicato come il basista. L’uomo ha detto di aver effettivamente accompagnato Bonetti, “scortando” il furgone sul quale viaggiava accompagnato da un’altra persona non identificata verso la villetta. Per il teste tutto era stato organizzato solo per capire se il padrone di casa avesse «dell’erba» o potesse indicare dove acquistarla. Si è comunque tirato fuori: non sarebbe rimasto in loco ma avrebbe tirato dritto fino al vicino centro commerciale, «per fare colazione». Neanche il collegio ha capito perché abbia patteggiato dopo questo racconto. Secondo la denuncia due uomini vestiti da operai avevano bussato alla porta di casa dove vi erano moglie, marito, due figli di 8 mesi e 5 anni, ordinando di aprire subito, facendolo con passamontagna calato, pistola e piede di porco in pugno. La famiglia cercò riparo sul tetto, non prima di aver allertato i carabinieri. Qualcuno chiamò i due aspiranti rapinatori per avvisarli e scapparono. A ottobre verrà sentita anche la parte civile. l
Daniele Oppo
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