Porto Garibaldi, i pescatori non calano le reti: «L’Europa ci vuole rovinare»
Da Porto Garibaldi e Goro a Rimini per tutelare la pesca a strascico
Porto Garibaldi e Goro Marinerie italiane in agitazione contro le politiche europee, che rischiano di mettere in ginocchio il settore della pesca, attraverso una serie di misure restrittive, che vedono al primo posto la soppressione della pesca a strascico entro il 2030. Rappresentanze di Goro e Porto Garibaldi hanno partecipato, ieri mattina, alla manifestazione organizzata, per l’Emilia Romagna, nel porto di Rimini, per ribadire con forza le ragioni di una protesta, della quale si farà interprete, a Bruxelles, il 26 e 27 giugno prossimi, il ministro dell’agricoltura e della pesca Francesco Lollobrigida.
In coro i pescatori, con i loro striscioni hanno rivendicato il diritto all’ascolto da parte della Commissione europea competente in materia, perché «dall’Europa continuano ad imporci sempre nuove restrizioni, senza mai aver promosso un confronto o chiesto un parere proprio a noi, che lavoriamo e viviamo in mare e, quindi, lo conosciamo a fondo. Se si dovesse veramente chiudere la pesca a strascico – hanno aggiunto i pescatori -, si correrebbe un rischio concreto di chiudere tutti i nostri mercati ittici».
Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative FedAgriPesca dell’Emilia Romagna, dal presidio riminese, ha spiegato che «il ministro Lollobrigida ha convocato subito a Roma, tutte le sigle di rappresentanza del settore, per fare il punto e delineare una proposta di contrasto al piano UE, in previsione del Consiglio dei ministri europeo, che si terrà fra tre giorni a Bruxelles. La forte limitazione della pesca a strascico in tutta Europa entro il 2030, prevista dal commissario Viriginijus Sinkevicius è addirittura accompagnata dalla creazione di ulteriori aree marine protette e non può che vederci contrari, perché lo smantellamento provocherebbe un incremento delle importazioni da altri Paesi, dove mancano le norme ferree, presenti invece nel nostro ordinamento, in materia di sicurezza, lavoro, ambiente e qualità».
Presente alla manifestazione anche il presidente nazionale di Legacoop Agroitticoalimentare Cristian Maretti, il quale ha auspicato che ci siano «ancora i margini per rimodulare le proposte contenute nel Piano d’azione europeo o di rigettarlo. Pensare di chiudere la pesca a strascico da qui al 2030 è inaccettabile – ha proseguito Maretti -. La manifestazione è unitaria e comprende l’Alleanza delle cooperative sino a Coldiretti e ai sindacati dei lavoratori. Il Governo italiano sinora si è espresso al fianco delle nostre istanze e ora deve riuscire a stringere alleanze convicenti, con Spagna e Francia in primis, che hanno una visione della pesca nel Mediterraneo orientata alla tutela del settore».
In Italia lo strascico rappresenta il 20% della flotta totale dei pescherecci e coinvolge circa 7mila lavoratori, 2088 imbarcazioni, il 30% degli sbarchi ed il 50% dei ricavi. In tutta Europa, invece, rappresenta il 25% degli sbarchi totali di prodotti ittici ed il 38% dei ricavi, con oltre 7mila pescherecci operativi. Altre manifestazioni si sono svolte, ieri, nei principali porti dei 4 mari da Genova a Fiumicino, da Sciacca a Manfredonia, sino ad Ancona, Rimini e Chioggia. A Roma e a Bruxelles risuoneranno le parole chiave di una rivendicazione che mette al centro qualità, sostenibilità e tracciabilità. l
Katia Romagnoli
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