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Ferrara, i concerti in piazza? «Il lavoro dipende da chi canta»

Ferrara, i concerti in piazza? «Il lavoro dipende da chi canta»

Tanti pro e c’è chi sta seduto tre ore con un caffè

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Ferrara Il bum-bum della grancassa risuona in tutta la piazza e l’uomo che imbraccia la chitarra picchia forte sulle corde con il plettro. Tutto attorno, alle 16, sui tavolini dei bar spuntini e aperitivi attendono che il sole si abbassi. I titolari dei locali lo sanno: i clienti si siederanno un po’ più tardi. La musica ne porta di più o per le casse delle attività commerciali il cartellone è indifferente? Raccogliendo le opinioni dei negozianti del centro emergono almeno un paio di differenze: i concerti attirano spettatori diversi che si comportano in modo diverso e gli eventi musicali richiamano più pubblico delle serate dedicate al cabaret; tutti insieme aiutano più alcuni tipi di esercizi rispetto ad altri.

Molti giudizi sono positivi, come quello di Maria Grazia, della storica paninoteca “Giori”: «Benvengano i concerti, in quei giorni lavoriamo di più. Ovviamente il flusso dipende anche da chi sale sul palco, ma in generale il risultato è molto buono. Siamo contenti». È il parere di molti titolari di locali pubblici, sono loro a raccogliere i maggiori benefici quando il cartellone riempie la serata. Elena, dal bancone del bar “La Farmacia”, concorda: «Lattine e aperitivi, qualche spuntino, anche il caffè. Quando c’è la musica il riflesso sulla clientela è evidente, anche se non tutte le serate sono uguali. Piuttosto penso che se si vuole sfruttare uno spazio nel cuore della città non si dovrebbe chiudere l’accesso, dovrebbe essere gratuito. Per le manifestazioni a pagamento sceglierei altre sedi». E storce il naso, proprio per questo motivo, uno dei baristi di piazza Trento Trieste. Il locale di fianco al Teatro Nuovo non può esporre la distesa e davanti all’altro bar gestito, il Caffè Santos, le transenne chiudono la vista sulla piazza da metà pomeriggio. «Per noi il danno c’è», commenta amaro. A cento metri, in piazza Cattedrale, i titolari del Leon D’Oro chiedono ai clienti di tenere conto dell’esigenza di far ruotare i tavoli: «Qualcuno – spiegano – per sentire la musica e non pagare il biglietto, si siede al tavolino per due o tre ore e prende un caffè. Il locale deve lavorare, chiediamo ai clienti di essere comprensivi. Chi vuol fermarsi a lungo nelle serate di musica almeno prenoti la cena». L’attenzione al tavolo occupato troppo a lungo ha già portato a limitazioni per la clientela – ad esempio sull’uso di cellulari e tablet – in alcuni Paesi (come il Giappone) e anche in Italia. Ma Roman, il gestore del “Mascalzone”, in via San Romano, ribadisce che «già dall’anno scorso gli spettacoli portano clienti». E sono d’accordo anche Dario Zerbinati, del bar pasticceria Dario, e una delle commesse di Andrea & Lauretta. Più cauti i negozi che vendono altri articoli. La titolare di Peter Pan” (scarpe) è convinta che «un centro vivo fa bene alla città». E Iolanda, di “Hollywood Saleone” la pensa come Olga, di Rosanna Più, e Antonella, di “Complici” (settore abbigliamento): «Arrivano persone e famiglie in centro storico, il ritorno per i negozi comunque c’è».l

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