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«Salvare i negozi? A Ferrara si deve»

«Salvare i negozi? A Ferrara si deve»

Dalla città a 15’ di Barcellona all’e-commerce sotto tiro dei francesi. Confesercenti mette in fila le esperienze virtuose: «Agire su più fronti»

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Ferrara Barcellona si è guadagnata la candidatura a Capitale europea del commercio di prossimità diventando tra l’altro la città dei 15 minuti, con servizi e beni di prima necessità appunto a portata di quarto d’ora, quartiere per quartiere. I francesi si stanno muovendo per ottenere una impegno a livello Ue per parificare la base degli sconti dell’e-commerce, accusato di concorrenza sleale a partire da questa posizione. E a livello nazionale ci sono varie esperienze in sviluppo, dai distretti urbani del commercio in Lombardia e Piemonte ai centri integrati di via della Liguria. Tutte esperienze che vanno nella direzione di salvaguardare il commercio di prossimità, stretto appunto tra i colossi del web e la perdita di valore d’acquisto causata dall’inflazione.

Se n’è parlato ieri pomeriggio in Camera di commercio, ad un convegno di Confesercenti al quale hanno partecipato anche due esponenti di Barcelona Comerc, Lluis Lanas e Alfons Barti, e Francis Palombi, presidente della Confederazione dei commercianti di Francia. È emerso chiaramente che per evitare quello «svuotamento progressivo delle funzioni, anche di servizi, che i centri storici della nostra provincia stanno vivendo», come ha ricordato il vicepresidente camerale, Paolo Govoni, servono interventi su più livelli.

Ha provato ad elencarli Stefano Bollettinari (Vitrines d’Europe): concorrenza leale dell’e-commerce, che è già all’11% del giro d’affari, calmiere per gli affitti e snellimento della burocrazia; ma anche tenuta del potere d’acquisto («siamo ancora sotto quello del 2019 e nei prossimi anni ci sarà un -16%) e spinta sul turismo. «Le difficoltà che sta vivendo il commercio urbano derivano sì dal mutato contesto economico - ha premesso Nicola Scolamacchia, presidente provinciale di Confesercenti - Occorre operare per accrescere la vivibilità e l’attrattività dei nostri centri storici e dei quartieri, favorendo la presenza di residenti, migliorando l’urbanistica, creando eventi ed occasioni di visita in orario diurno e serale. Solo così potremo mantenere la bellezza e l’unicità del nostro assetto urbano».

Ferrara, ha spiegato l’assessore Matteo Fornasini, la sua parte la sta facendo. Negli anni della pandemia sono stati stanziati 2 milioni per aiutare le imprese con meno di nove addetti, «e oltre il 90% delle oltre 2mila aziende finanziate sono ancora attive - ha specificato l’assessore - A breve, stiamo attendendo il parere della Soprintendenza, sarà varato il nuovo regolamento sui dehor, con semplificazioni, mentre sono 19 le attività aperte grazie al bando comunale specifico. Inoltre tutti gli immobili a uso commerciale del Comune sono ora affittati, grazie anche al canone calmierato per i primi anni d’insediamento». Qualche segnale importante sul fronte turistico è arrivato con +11% di presenze in città nei primi quattro mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2019, l’ultimo anno pre-Covid. E anche il saldo 2022 dell’anagrafe imprese è tornato positivo dopo dieci anni, +33 unità al netto delle cessazioni d’ufficio.

In conclusione la presidente nazionale Confesercenti, Patrizia De Luise, ha ribadito che «il commercio di vicinato è un pilastro fondamentale delle nostre città, in termini di economia, integrazione sociale e sicurezza. Valorizzare i negozi locali significa investire nel nostro futuro collettivo, preservando l’autenticità delle nostre comunità e promuovendo un ambiente prospero per tutti. I negozi sono molto più di semplici punti vendita. Sono luoghi d’incontro, di scambio di esperienze e di creazione di comunità, attività che forniscono beni e servizi ai cittadini e contribuiscono alla vitalità economica delle nostre strade». Ogni acquisto in negozio attiva benefici su più fronti. l

S.C.

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