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La sentenza

Si spaccia per procuratore di Ferrara, viene truffata, ma lo fa condannare

Daniele Oppo
Si spaccia per procuratore di Ferrara, viene truffata, ma lo fa condannare

Dalla denuncia ai carabinieri di Pontelagoscuro per l'incredibile serie di fandonie fino al processo celebrato ad Ancona

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Ferrara Di raggiri alle spalle ne ha parecchi, una semplice ricerca su Google basta e avanza per averne una lunga lista. Uno degli ultimi lo ha compiuto a Ferrara, ai danni di una donna che però non ha lasciato perdere e lo ha “trascinato” in tribunale, dove è stato condannato a 9 mesi di reclusione per truffa.

Alessandro Mazza è famoso nel suo campo, una specie di “re delle truffe” come se ne conoscono anche di locali nelle cronache cittadine, bravo a raggirare le sue vittime spacciandosi per quello che non è e ottenere dei soldi.

Nel caso di Ferrara ha scelto di alzare il livello: spacciarsi come procuratore della Repubblica, nonché fratello di un capitano dei carabinieri comandante di una compagnia provinciale nel Ferrarese, sposato con una cardiologa dell’ospedale Sant’Anna di Cona e, dulcis in fundo, discendente di Paolo Mazza, il glorioso presidente della Spal. Questo il “curriculum” col quale il 16 agosto di due anni fa si è presentato a una coppia di signori, vestito elegante e dai modi molto gentili, spiegando di essere rimasto chiuso fuori di casa perché il padre, partito per Salsomaggiore, si era portato via le chiavi e di essere alla ricerca di un fabbro. Poi una richiesta semplicissima, quella di essere accompagnato nel suo ufficio, in via Argine Ducale. Lì, nella realtà, non vi è alcun ufficio della procura, ma non tutti possono saperlo. E la signora, non sapendolo, si è offerta di accompagnarlo, che problema c’è? Poi nel tragitto, più o meno all’altezza di viale Po, il “procuratore” ha chiesto invece di essere accompagnato alla stazione dei treni, in modo che potesse raggiungere direttamente il padre. E qui si è concretizzata la truffa: avendo lasciato tutto in casa, era rimasto anche senza soldi, poteva la signora prestarglieli per il treno? Certo: ecco 20 euro. Qualcosa anche per il taxi? Ancora un generoso sì, tenga 50 euro.

Finito. Anzi no, perché la donna ha iniziato a rimuginare mentre era sulla via del ritorno a casa e poi, confrontandosi di nuovo con il marito, si è convinta di aver subito un raggiro. Subito allora si è recata dai carabinieri per sporgere denuncia. E non ha fatto solo quello: davanti al locale dove è stata agganciata ci sono le telecamere e le immagini sono state prontamente consegnate agli inquirenti. Il fatto che l’uomo si fosse poi presentato con i suoi reali nome e cognome ha reso ancora più semplice l’identificazione. La cosa è andata avanti e per il fatto di essersi spacciato come procuratore della repubblica, l’indagine e il relativo procedimento si sono dovuti tenere ad Ancona, sede competente per giudicare i reati commessi dai magistrati di Ferrara, anche quando si millantano tali, costringendo la signora e il maresciallo della stazione dei carabinieri di Pontelagoscuro Giovanni Manni (che la signora ringrazia in una lettera al nostro giornale) a fare una trasferta per testimoniare in udienza. Il processo si è concluso il 5 giugno con una condanna a 9 mesi di reclusione più il pagamento delle spese legali a beneficio della vittima, assistita come parte civile dall’avvocata Rossella Bighi. «L’intento non era riavere 70 euro, la signora sapeva benissimo che non li avrebbe mai più rivisti e non era certo per una cifra del genere che ha deciso di proseguire nel processo - spiega l’avvocata -, ma lo ha fatto affinché venisse punita questa persona che approfittato in quel modo della generosità e che potrebbe colpire ancora».

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