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Da 64 anni la luce di Longastrin, la bottega Felletti fa la storia

Da 64 anni la luce di Longastrin, la bottega Felletti fa la storia<br type="_moz" />

Punto di riferimento per la comunità: «Ma senza aiuti sarà sempre più dura»

03 luglio 2023
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i Giorgio Carnaroli

Longastrino Il negozio di Rino Felletti oggi gestito dal nipote Leonardo Dall’Olio, a Longastrino è una “Bottega Storica” dell’Emilia Romagna. Gli è stato riconosciuto attraverso una cerimonia tenuta in Consiglio comunale ad Argenta. «Nel suo tessuto commerciale – aveva detto il presidente Leonardo Fiorentini - unisce il territorio che rappresenta una caratteristica dell’Emilia Romagna».

Il 16 gennaio 1958 inizia l’attività di commercio di cereali, biade, mangimi e noleggio di sacchi e copertoni, poi dal 31 dicembre 1972 sono richieste le licenze per il commercio di mobili, elettrodomestici e materiale da riscaldamento. Rino Felletti svolge il suo lavoro, supportato dal figlio Sergio, fino al giugno 1985 per poi andare in pensione.

Operando in una piccola realtà di paese i negozi Felletti sono negozi di vicinato, emporio dove i clienti possono trovare attenzione e assistenza. Dunque 64 anni di attività commerciale nella vendita di mangimi e 50 anni per i mobili-elettrodomestici: tre generazioni di commercianti al servizio della collettività.

Ma cosa è cambiato da alora? A chiarirlo e Sergio Felletti, scrittore e appassionato di storia. «È fuor di dubbio che con il passare del tempo tutte le cose subiscano dei cambiamenti negativi o positivi – anticipa - Anche per il ruolo del commercio le cose sono mutate. Il piccolo commercio nel lungo periodo ha subito un’involuzione negativa a causa della grande distribuzione in primis, aumento delle tasse, affitti, costi gestionali per esempio. Resiste solo chi opera nel suo, colui che non ha costi di affitto, lavora con una gestione famigliare e che si accontenta di arrivare a fine mese magari facendo patta».

Felletti sfata anche alcuni miti: «Da fuori il commerciante è visto come un individuo fortunato, ma credetemi, lo stereotipo del signorotto è una cosa irreale. Il commerciante è colui che si alza al mattino almeno un’ora prima di aprire il negozio e una volta chiusa la serranda resta per fare amministrazione e riordinare; che in media lavora almeno 10 ore, che non ha ferie pagate, che non ha la tredicesima e che se si ammala non ha una mutua che gli paga la diaria giornaliera. Ecco perchè quando chiude un’attività nei nostri paesi non si riapre più».

E la funzione sociale, la luce accesa tanto decantata? «Certo: siano un punto di riferimento nei paesi. L’insegna luminosa del negozio illumina una strada, ma quanto costa tenerla accesa? L’albo regionale delle botteghe storiche vuole dare visibilità a quegli esercizi che svolgono la propria attività da più di 50 anni. Ad Argenta sono pochi, quelli iscritti si contano sulle dita di una mano. Ora, se non si cambia politica, la tendenza alle chiusure aumenterà. Il pensiero va proprio agli anziani: chi porterà loro il necessario? Deve entrare in campo “la politica” ovvero l’amministrazione comunale deve fare in modo di invertire la tendenza con azioni mirate. Non spetta a noi dare suggerimenti ma una differenziazione di tassazione siamo convinti possa servire così come aiuti mirati per restauri, fondi perduti per innovazione tecnologica, alienazione della tassa sulla pubblicità. Sarebbe auspicabile un confronto franco con i commercianti e le associazioni di categoria in un tavolo permanente. Solo così si invertirebbe la rotta». l