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L’episodio

Lido Estensi, tre fratellini salvati nel Logonovo: «Non vedevo le teste»

Davide Bonesi
Lido Estensi, tre fratellini salvati nel Logonovo: «Non vedevo le teste»

Annegamento evitato nel canale grazie ad alcuni kitesurfer

19 luglio 2023
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Lido Estensi «Vediamo se stavolta qualcuno ha ancora critiche da muovere a noi amanti del kitesurf». Non vuole venga messo il nome l’imprenditore comacchiese che assieme a quattro amici l’altra sera ha evitato una tragedia, portando al sicuro tre ragazzini che si sono messi a nuotare nel Logonovo, il canale che separa Lido Estensi da Lido Spina, dove è vietato fare il bagno per le correnti e la profondità. Ma ogni anno c’è il rischio che si consumi questo tipo di tragedia, perché a volte qualcuno ama rischiare, in questo caso perché i tre bambini, tre fratelli di nazionalità pakistana, forse non conoscevano la pericolosità del luogo e volevano semplicemente rinfrescarsi.

L’episodio è avvenuto poco dopo le 20 di lunedì, quando i cinque amici si sono avvicinati a riva e hanno iniziato a portare in secco le rispettive tavole. Uno, l’imprenditore, si è un po’ attardato e ha visto una donna che dalla riva opposta, a Lido Spina, gridava aiuto. «Era musulmana e muoveva le braccia disperata - racconta il kitesurfer comacchiese alla Nuova Ferrara -, ma non capivo perché era preoccupata. Intanto però continuavo ad avvicinarmi al Logonovo quando fra le onde ho visto la prima testa, poi le altre due. Ho chiamato immediatamente i miei amici e mi sono buttato con il kite verso il primo bambino, quello più al centro del Logonovo. L’ho recuperato ma non potevo salvare anche gli altri. Con la tavola ho portato il bimbo dalla parte di Estensi, mentre due amici hanno recuperato i fratelli, uno di dieci anni e uno di pochi anni più grande, portandoli in salvo rispettivamente a Estensi e a Spina dove c’era la madre».

Il Logonovo è molto pericoloso, all’inizio l’acqua scende gradatamente come in mare, però poi c’è una vera e propria buca e la corrente è molto forte, tante le persone morte in passato. In pochi minuti lunedì si è creato un capannello di turisti, «tutti hanno dato una mano, abbracciando e scaldando con asciugamani i bambini che tremavano come foglie, poi una donna ha preso i due bambini che erano a Estensi e li ha accompagnati dalla madre a Spina. È andata bene così, ma la paura è stata tanta: se fossi salito assieme ai miei amici qualche minuto prima, da dove mi trovavo non avrei potuto vedere la mamma, meglio non pensarci. E comunque non scorderò facilmente gli occhi del bambino che ho salvato, erano impressionanti e quando l’ho recuperato in mezzo al Logonovo l’ho tenuto con una mano per rassicurarlo, mentre con l’altra ero agganciato al kite».

Il kitesurfer comacchiese chiude ancora con una nota polemica: «Noi che pratichiamo questo sport siamo un po’ “selvaggi”, sappiamo che a volte non rispettiamo le regole, ma le critiche nei nostri confronti sono troppo severe». l

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