Cinque euro l’ora per faticare nei campi: indagati per “caporalato” tre cittadini pakistani
L’indagine dei carabinieri sul nuovo caso nelle campagne tra Portomaggiore e Argenta
Portomaggiore Tre cittadini pakistani, tutti residenti tra Portomaggiore a Argenta, sono indagati in concorso tra loro del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, la legge sul “caporalato”. I tre cittadini sono destinatari anche di un provvedimento di divieto di dimora nella provincia estense. La misura restrittiva eseguita questa mattina (1 agosto 2023) è stata emessa dal Gip del Tribunale di Ferrara su richiesta della Procura della Repubblica.
Nel corso dell’indagine i Carabinieri hanno raccolto molti elementi indiziari a carico degli indagati, accusato di aver condotto l’attività illecita dal 2021 ad oggi: il terzetto reclutava connazionali e ne organizzava il trasporto – questa l’accusa – verso le aziende agricole della zona. Approfittando del loro stato di bisogno avrebbe costretto gli operai – anche mediante minaccia – a lavorare nei campi «in condizioni di sfruttamento – scrivono i carabinieri – violando sistematicamente le vigenti normative in materia, tra le quali quelle relative all’orario di lavoro, ai riposi, alle ferie e alla paga».
Grazie a mesi di osservazioni, pedinamenti e intercettazioni, sono stati raccolti elementi sufficienti a descrivere il modus operandi degli indagati: «I “caporali” retribuivano i lavoratori spesso “in nero” e, comunque, in modo palesemente difforme dai contratti collettivi, riconoscendo al lavoratore una paga di circa 5/6 euro l’ora in luogo di una spettanza pari a circa 10 euro, ed incamerando la differenza a titolo di compenso per la “mediazione” con l’imprenditore agricolo. I lavoratori, con scarsa conoscenza della lingua italiana, prestavano la loro opera anche 7 giorni su 7, per 10/12 ore al giorno, senza poter usufruire di ferie, permessi, formazione sulla sicurezza, viste mediche periodiche, dispositivi di protezione ed altri benefici previsti dalla vigente normativa e venivano “indottrinati” sulla versione da fornire in occasione delle eventuali verifiche da parte degli ispettori del lavoro».
Sarebbe stato applicato anche un sistema di “sanzioni” per punire i lavoratori che avessero denunciato la situazione alle forze dell’ordine o avessero avanzato contestazioni di qualsiasi natura, «come lamentarsi del freddo o delle condizioni di lavoro». In questo caso venivano «immediatamente privati della possibilità di lavorare». Questo succedeva anche per la malattia, «le vittime erano costrette a lavorare comunque per non perdere l’impiego, “lusso” che non avrebbero potuto assolutamente permettersi, avendo necessità di denaro per la loro sussistenza in Italia e per quella dei loro famigliari in patria», precisano i militari dell’Arma.
Questo sistema – solo nel portuense – ha permesso ai “caporali” pakistani lo sfruttamento, complessivamente, di oltre 300 connazionali, talvolta con la compiacenza di alcuni imprenditori agricoli, il calcolo dei carabinieri. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Ferrara, sono state condotte dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Portomaggiore, con il supporto dai colleghi del Gruppo Carabinieri Tutela Lavoro di Venezia e del Nucleo Ispettorato Lavoro Carabinieri di Ferrara, nonché del personale civile dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Ferrara. «L’operazione – aggiungono gli autori dell’indagine – rappresenta lo sbocco conclusivo di una più complessa attività investigativa che, negli ultimi due anni, ha portato i militari portuensi ad assestare più colpi ai “caporali”. Infatti, nell’ambito dello stesso filone investigativo, appena nel novembre scorso i Carabinieri avevano proceduto all’arresto di due cittadini pakistani ed al sequestro preventivo di beni per l’equivalente di circa 100.000 euro in immobili e depositi bancari, mentre nell’aprile 2022 avevano arrestato altri tre cittadini pakistani ed avevano eseguito un sequestro preventivo di beni per l’equivalente di circa 80.000 euro in immobili, veicoli e depositi bancari, con la denuncia di ventitré imprenditori agricoli – che si avvalevano della manodopera fornita dai “caporali” – alcuni dei quali sono stati poi oggetto di sanzioni amministrative per complessivi 700.000 euro circa, applicate dal Gruppo Carabinieri Tutela lavoro di Venezia per violazioni in materia contributiva e di “lavoro nero”».
a fornire in occasione delle eventuali verifiche da parte degli ispettori del lavoro.
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