Ferrara, Bratti: «Il problema della siccità non è affatto alle spalle»
Il segretario generale dell’Autorità di Bacino del Po fa il punto sul fiume: «Vanno assolutamente riviste le modalità di utilizzo idrico»
Ferrara Un’annata anomala dal punto di vista del meteo questo 2023 che ha avuto ripercussioni con le abbondantissime piogge primaverili, che hanno portato alla grave alluvione nella vicina Romagna e che sostanzialmente hanno allontanato nel breve termine il problema della siccità. Ma sarebbe un errore abbassare la guardia su questa problematica, come conferma Alessandro Bratti, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po.
«Gli ultimi rilevamenti - dice Bratti - ci dicono che lo stato di severità bassa rispetto alla disponibilità della risorsa idrica del Fiume Po è confermata. Si sta quindi concludendo la stagione irrigua senza particolari problemi di siccità. Questo indurrebbe a pensare che il tema della siccità è dietro alle nostre spalle. Sarebbe una lettura della situazione assolutamente sbagliata. Si usano spesso questi due termini riguardo alla situazione climatica che stiamo vivendo: normalità ed eccezionalità. Sono entrambi fuorvianti. Siamo di fronte ad un cambiamento costante delle condizioni climatiche che portano sempre di più a fenomeni estremi. Di conseguenza occorre prenderne atto e introdurre tutte le misure di adattamento climatico necessarie per far fronte a quello che sta capitando. Dall’altro è necessario e indispensabile accelerare il processo di mitigazione climatica attraverso lo sviluppo delle energie rinnovabili e dell’abbandono dei combustibili fossili».
A questo si allaccia anche il discorso dell’irrigazione e del rapporto fondamentale con l’agricoltura.
«Parlando della risorsa idrica del bacino del Po - continua Bratti - è fondamentale sia rivederne le modalità di utilizzo legato soprattutto all’uso irriguo che pensare ad interventi strutturali per consentirne un uso razionale ed efficace. Questo si sta facendo, lavorando insieme al Commissario della Siccità nominato recentemente dal Governo. Questa attività prevede innanzitutto una ricognizione delle infrastrutture esistenti e dei serbatoi natura li quali i grandi laghi per capire se dal punto di vista dello stoccaggio ci sono volumi non utilizzati. Importante anche la costruzione di nuovi invasi, quali quelli del torinese e della collina parmense-reggiana, così come rilevante può essere il recupero e miglior utilizzo di quelli esistenti in appennino. Per le aree come quelle del ferrarese è importante sfruttare al massimo l’importante rete di bonifica capillare presente sul territorio, cosa che per altro il Consorzio sta facendo. Importante e fondamentale nel Delta del Po riguardo, i rami principali, contrastare il fenomeno del cuneo salino. Questo lo si fa sia con la costruzione di barriere anti sale, anche queste previste, sia però gestendo in maniera intelligente la risorsa idrica a monte. Di conseguenza il tema del governo e dell’uso dell’acqua diventa centrale. In primo luogo, è necessario avere dati certi per poter predisporre corretti bilanci idrici. Da qui poi partire per capire se la disponibilità di risorsa idrica può ad esempio sostenere le richieste poste dalle colture agricole. Il tema è complesso e può essere affrontato solo con un confronto continuo fra gli enti pubblici preposti ed i vari utilizzatori che in un bacino come quello del Po vedono il sistema agricolo centrale: su circa 20 miliardi di metri cubi all’anno quasi 12 miliardi sono usati in agricoltura».
L’importanza quindi di utilizzare l’acqua, che sta diventando un bene sempre più prezioso.
«La recente istituzione dell’Osservatorio per l’uso delle risorse idriche quale organo dell’Autorità di Distretto - conclude Bratti - va proprio in questa direzione e consente di avere un luogo istituzionale dove non solo condividere i dati ma anche prendere quelle decisioni per avere un governo del sistema razionale e condiviso che non penalizzi i comparti economici e che consenta un utilizzo sempre più sostenibile della risorsa idrica».
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