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San Carlo, la pioggia dà il colpo di grazia: acqua dai tetti e case allagate

Annarita Bova
San Carlo, la pioggia dà il colpo di grazia: acqua dai tetti e case allagate

La grandinata del 22 luglio ha lasciato profonde ferite: «Abbiamo passato la notte a cercare secchi e stracci per limitare i danni»

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San Carlo Non c’è tregua. Gli occhi stanchi e gonfi, la rabbia che ormai non riesce nemmeno più a venire fuori e il non sapere cosa fare e come difendersi ben si legge sui volti di chi si è trovato, da ieri notte alle 2.30, con la casa allagata. La grandinata del 22 luglio ha distrutto tetti, auto e finestre e il temporale di venerdì notte ha dato il colpo di grazia.

Senza difese A San Carlo, Sant’Agostino, Alberone, Reno Centese e XII Morelli la conta dei danni è pesante. I teloni, posizionati sui tetti bucati, non hanno tenuto e l’acqua ha iniziato a scendere dai soffitti, dai lampadari e dalle prese elettriche. Tante le tegole cadute ed anche le coperture messe a protezione delle auto ancora senza finestrini sono servite a poco se non a niente.

Decine e chiamate ai vigili del fuoco, che ancora una volta sono rimasti ad aiutare per ore e ore soprattutto gente anziana e sola che ha chiesto di controllare “in alto” per paura che calcinacci e tegole continuassero a cadere.

«Siamo stravolti - dicono Sandro ed Elisa -. Stavamo dormendo quando abbiamo sentito le prima gocce arrivare sul viso. È stato uno shock, l’ennesimo a dire il vero. Il 22 luglio eravamo in vacanza quando ci hanno telefonato. Abbiamo sistemato questa casa cinque anni fa. Niente 110, niente aiuti: tutto fatto con le nostre forze. I muri sono bombardati, le tapparelle anche e il tetto distrutto. Ma in qualche modo l’avevamo coperto. O almeno, così pensavamo...». Invece «l’acqua si è infilata sotto i teli ed ha iniziato a scendere. Pioveva dal soffitto, in ogni stanza del piano i sopra. Così in quattro, assieme alle nostre figlie, abbiamo iniziato a spostare i mobili e cercare bacinelle, secchi, catini: tutto, davvero tutto quello che poetesse contenere acqua». Ogni operazione, in piena notte, nel buio totale. «La luce è stata staccata, abbiamo cercato delle torce e delle candele. Siamo andati avanti così per non so quanto tempo. Non potevamo certamente salire sul tetto. Abbiamo aspettato l’alba e siamo crollati sul divano». Appena possibile «ci siamo attaccati al telefono e pregato la ditta che ha seguito i nostri lavori di venire con urgenza e alle 9 erano già qui. Ma si può fare poco, molto poco. Siamo ad agosto, tutti sono in ferie e trovare adesso i materiali è impossibile. Perché le cose succedono sempre quando la strada è in salita e in più il meteo non promette nulla di buono in quella che sarebbe dovuta essere l’estate più calda della storia». Avanti e indietro alla ricerca di stracci, cercando di sistemare alla meno peggio. Stessa scena in decine di case.

Lavori «Devo asciugare tutto il sottotetto, prima che l’acqua arrivi a fare danni anche al primo piano». Danilo va di fretta, la sua casa è “impacchettata” ma il lavoro è servito a poco. «Sto aspettando gli operai, non so però in realtà cosa possano fare. Avevamo i pannelli solari e a grandine li ha rotti tutti. Li abbiamo fatti smontare e adesso sono in un angolo del giardino in attesa di essere smaltiti. Stessa cosa per la nostra auto, va rottamata. È vecchia, non conviene farla riparare. Le ferie sono saltate, non ce la siamo sentita di andare via con la casa in questa condizioni e abbiamo fatto bene...saremmo dovuti tornare indietro, qui è un disastro».

Come fare Qualche impresa ha deciso di riaprire, viste le richieste ma è davvero difficile trovare una via d’uscita. «Ho provato a chiamare decine di aziende, anche solo per sistemare i vetri del velux in mansarda, ma niente». Le ospiti di Villa Ebe e Marino sono tutte dentro, davanti alla tv mentre la ragazza che lavora nella casa famiglia va avanti e indietro per pulire e sistemare. «Sono cadute delle tegole e abbiamo infiltrazioni. Una della coperture del tetto si è spostata e così l’acqua ha avuto passaggio facile. Speriamo solo che la smetta, che questo tempo ci dia un po’ di tregua. Ci sentiamo impotenti, tanto». 

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