Comacchiesi in canoa sul Po
In quattro lungo il Grande Fiume. Dieci giorni e 280 km percorsi
Dieci giorni attraversando il Po in canoa, lungo un percorso di 280 chilometri, sino a giungere al mare. Si è conclusa in questi giorni l’avventura di un gruppo di amici comacchiesi che, per il secondo anno consecutivo, ha consentito ai partecipanti di vivere a stretto contatto con la natura selvaggia, che circonda il Grande Fiume, allacciando un ponte tra mare e pianura, fra tradizioni di campagna e di valle.
«Con altri tre amici, Moreno Bellotti (Wourss), Roberto Scarletti (Beto) e Claudio Bellotti (Glauco) – spiega Denis Nordi, soprannominato “Cocco” -, ho voluto condividere anche quest’anno l’escursione in canoa lungo il Po, partendo, l’11 agosto, dal lago Inferiore di Mantova, ai piedi del Palazzo Ducale con due canoe biposto canadesi, tende, sacchi a pelo e viveri per 10 giorni. Il percorso ci ha permesso di attraversare il Mincio (Andes), le chiuse di Valdaro, il Canal Bianco, le Chiuse Conca San Leone, il Po Grande, il Po della Donzella (Po della Gnocca), sino all’uscita dello scanno del Bacucco, per arrivare nella Sacca di Goro, guadando poi il litorale dei lidi nord di Comacchio». Ultima tappa a Porto Garibaldi, dopo quelle di Andes, Ostiglia, Castelmassa, Stienta, Pontelagoscuro, Polesella, Papozze, Ocamarina e Faro di Gorino. «È stata una bella avventura – riconosce Denis Nordi -, divertente, dove non sono mancati gli imprevisti, tutti superabili, come la perdita alle due di notte di una canoa, che abbiamo poi recuperato un chilometro più avanti in una ricerca notturna, tra panico e paura, in mezzo al buio. Abbiamo visto luoghi e scorci meravigliosi, ma non si possono spiegare, perché bisogna scoprirli di persona. Il nostro è un gruppo affiatato e stiamo già pensando di cimentarci per la terza edizione della traversata, che nel 2024 partirà (forse) da Pavia. A Mantova siamo stati accompagnati da due amici, Marco Fabbri, ex sindaco, e Rolando Farinelli, che ringraziamo». Nessuno dei partecipanti all’impresa lungo il Po ha mai fatto canoa, se non qualche sporadica esperienza in gioventù e la traversata ha consolidato lo spirito di avventura e di amicizia di un gruppo molto affiatato. Tutte le sere il falò sulle rive del Grande Fiume con fornello alimentato a gas rappresentava il momento simbolico del riposo. Tanta pasta, ma anche piadine hanno fornito il giusto apporto di carboidrati e proteine per affrontare i 30 chilometri di traversata giornaliera.
«È stata dura ma la coesione del gruppo – precisa il comacchiese – ci ha permesso di superare qualsiasi ostacolo». L’escursione in canoa a colpi di remi lungo il Po è anche stata l’occasione per incontrare o re-incontrare amici dell’entroterra emiliano con i quali i comacchiesi hanno condiviso momenti di allegria, tra ricordi, storie, aneddoti di territori attraversati dall’acqua, ma anche da parchi, valli e oasi naturalistiche di pregio ambientale unici, diventati mete privilegiate di eco-turisti appassionati di itinerari ambientali e cicloturistici.
L’escursione in canoa lungo il Po può costituire un trampolino di lancio per nuove sinergie turistiche tra territori di montagna o di pianura e altri di mare, sorti e cresciuti sull’acqua di fiume o dell’Adriatico. Il turismo ambientale è un volano anche per quello gastronomico e non è da escludere che in futuro possa essere ideato un gemellaggio culinario tra il siluro del Po e l’anguilla di Comacchio.
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