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«Depotenziare il centro San Giorgio, a Ferrara? No Vi spiego come è rinata mia sorella»

«Depotenziare il centro San Giorgio, a Ferrara? No Vi spiego come è rinata mia sorella»

La storia di una paziente del servizio di riabilitazione dell'ospedale Sant'Anna

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Ferrara La notizia di un futuro depotenziamento del Centro di Riabilitazione San Giorgio, servizio di eccellenza dell’ospedale Sant’Anna e riferimento regionale della specialità, continua a portare consensi alla petizione pubblicata sulla piattaforma Change.org. Finora l’appello a difendere il ruolo e l’autonomia del servizio ha raccolto oltre 7.700 firme. A raccontare la storia di una paziente del centro, Erica, è la sorella, Catia Novelli. Erica nel 2011, all’età di 32 anni, ha avuto un incidente automobilistico gravissimo, fratture in tutto il corpo e un importante trauma cranico, scrive Catia. «Il risveglio dal coma è stato lungo – prosegue il racconto – Dalla Rianimazione dell’ospedale Sant’Anna fu trasferita al Centro di riabilitazione ancora in coma. Aveva attimi di parziale attenzione, da lì è cominciato un lavoro a 360 gradi, stimolazione cognitiva e stimolazione di tutto il corpo (veniva portata in palestra con il letto e tutte le varie apparecchiature perché non era autonoma in nulla), nei momenti in cui non faceva attività ci è stato chiesto di stare con lei per stimolarla».

Secondo Catia è questa la parte fondamentale del progetto di riabilitazione: «Come famiglia siamo stati informati, preparati, coinvolti e supportati ad affrontare questo sconvolgimento che ci è caduto addosso come un macigno. In quei momenti non puoi realizzare veramente tutto ciò a cui stai andando incontro, vedere un familiare toccare il fondo e rialzarsi con tanta sofferenza e l’incognita del sapere fino a che punto poteva recuperare è stato devastante, soprattutto per i miei genitori, ma il sostegno amorevole e professionale dimostrato quotidianamente ci ha permesso di non mollare mai».

Lentamente ma gradualmente Erica ha cominciato a migliorare, a lasciare le apparecchiature, i polmoni hanno ripreso la loro attività. Tolto la tracheostomia, con la logopedista Erica ha imparato a parlare, a riconoscerci, fare collegamenti spazio-tempo. Tolta la Peg ha ripreso a mangiare, è stata rimessa in piedi (all’inizio cosa impensabile) grazie alle macchine «e con tanto lavoro dei fisioterapisti ogni traguardo è stato raggiunto, è stata una vittoria per tutti».

Poi i weekend a casa, i day hospital, il rientro nella vita reale «che ben poco aiuta chi ha difficoltà. Ora Erica se pur con fatica cammina autonomamente, parla, socializza, non ha la vita di prima ma ha conquistato gran parte di quella autonomia che sembrava impossibile da raggiungere. Qui con noi è rinata, questo grazie alla possibilità di essere entrata subito in questo grande reparto di riabilitazione».l

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