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Dopo il maltempo

Vigarano, Floricoltura Massari in ginocchio: «Le mie serre e i miei fiori distrutti»

Annarita Bova
Vigarano, Floricoltura Massari in ginocchio: «Le mie serre e i miei fiori distrutti»

L’amarezza della commerciante di fiori: «Siamo delle ombre, niente risarcimenti»

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Vigarano Mainarda Valentina Massari ha una grande passione, i fiori. Da tempo è alla guida dell’azienda “Floricoltura Massari”, una delle poche in tutta la provincia che commercia fiori recisi. «Covid, trombe d’aria, allagamenti, grandinate: le stiamo passando tutte. E non ho mai ricevuto un euro degli aiuti promessi dalla Regione come dal governo perché il nostro comparto è escluso».

Il problema Nel nostro territorio quando si parla di agricoltura si pensa subito ai terreni coltivati a seminativo e ai frutteti. «E sono ormai note le catastrofi provocate in questo settore dagli eventi calamitosi che si susseguono senza sosta e dei danni irreparabili conseguenti - spiega l’imprenditrice -. Se questo settore è completamente sottovalutato e per molti versi inascoltato, figuriamoci il florovivaismo che conta un numero di aziende di molto inferiore nella nostra zona ma che di fatto esiste ed è la vita di molti agricoltori considerati, mio malgrado, di serie B». E Massari parla con cognizione di causa, «poiché già dai tempi del Covid quando il settore agricolo non poteva subire limitazioni, perché si trattava di produzione di beni di prima necessità, i miei 20.000 euro di fiori contati e buttati a marzo 2020 con tanto di rendicontazione quotidiana raccolta e inviata, sono stati completamente ignorati perché era un bene primario ma non di prima necessità».

Lo scorso anno, il 17 di agosto, una tromba d’aria ha colpito tutta la zona. «Ho avuto 100.000 euro di danni stimati. L’assicurazione ha liquidato meno della metà del danno per gli immobili: i tunnel coltivati a fiori da recidere non sono assicurabili».

Il giorno dopo «sono arrivati in azienda i rappresentanti delle associazioni di categoria, delle istituzioni, e subito a gran voce dichiarazione dello stato di calamità e promesse di aiuti immediati. E ancora una volta non una promessa mantenuta, non 1 euro». A quasi un anno di distanza, lo scorso mese, per questo evento calamitoso, la Regione ha deliberato fondi a sostegno. «E ovviamente come sempre accade, oltre il danno la beffa: magicamente alcuni mappali sono stati esclusi, tra cui il mio, e dopo aver interpellato diversi organi di competenza ancora non ho ricevuto ufficiale risposta della motivazione e delle responsabilità.

Gli aiuti Per giunta, avessi potuto accedere al bando (nei tempi strettissimi) il danno sarebbe stato riconosciuto solo se avesse superato il 30% della produzione lorda vendibile dell’ultimo triennio o quinquennio». E ironizza: «vedrò di informare le future trombe d’aria, prima di passare, di chiedere alla mia commercialista se è il caso o no di scoperchiare una serra. Ma nel frattempo, il giorno dopo eravamo solo io e la mia famiglia a cercare di rattoppare in lacrime».

Quest’anno, a maggio, gli allagamenti, «con intere produzioni compromesse, la mattina del 21 luglio una grandinata senza precedenti e i teli delle serre (appena sostituiti!) completamente danneggiati e ancora una volta l’invito a segnalare i danni e di nuovo promesse di aiuti. E invece la verità è che io non ho mai omesso o ritardato il pagamento di un’imposta, non ho mai lavorato meno di 12 ore al giorno, e non ho mai neanche chiesto un euro a qualcuno per sostenere un lavoro che ho scelto e in cui credo». Infine, «io non esco di scena, perché credo che il lavoro costante e l’onestà abbiano molto più valore delle parole, e se ognuno ragionasse così, dal sindaco del paese, all’associazione di categoria, al presidente della Regione e del consiglio, si risolverebbe tutto anche con meno denaro. Rimane l’amarezza, nonostante tutto, di non poter scendere dalla giostra anche se è rotta». l

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