Moto, Vasco e J-Ax per Davide Buzzi. A Codigoro l’ultimo saluto al “gigante buono”
Tanti amici al funerale dell’uomo morto per una lite nel bar Big Town
Ferrara «Non voglio vivere su un grattacielo, solo sputare indietro un po’ il veleno. E raccontarmi veramente. Lo spettacolo riprende. Benvenuti a tutti quelli come me», è la strofa centrale del brano Intro di J-Ax e Bianca Atzei, che è risuonato, ieri pomeriggio, sul sagrato della chiesa di San Martino a Codigoro, al termine del funerale di Davide Buzzi, “il Gigante Buono”. C’erano proprio tutti gli amici per l’ultimo saluto al codigorese 42enne, ucciso la sera del 2 settembre scorso, davanti al bar Big Town di Ferrara, dopo che con un amico si era presentato per un chiarimento/resa dei conti, in seguito alla morte di Edoardo, il figlio acquisito di 19 anni.
Tante le moto schierate in attesa dell’uscita del feretro dalla chiesa, con tutti gli amici in sella pronti per la classica “sgasata” di commiato. Tra le lacrime, alcuni centauri di Codigoro hanno ammesso che «non avremmo potuto non esserci. Davide era lontano da Codigoro da 15 anni, da quando per lavoro e per famiglia si era trasferito a Pontelagoscuro, ma come noi era appassionato di moto. Aveva una Yamaha 2500 di cilindrata, di colore giallo, il suo colore preferito. Ci si vedeva spesso, anche per uscire in moto tutti assieme. Davide - hanno aggiunto gli amici con la voce rotta dal pianto - era davvero la bontà e la solarità in persona».
In chiesa tutti i familiari si sono stretti attorno alla bara sormontata da un cuscino di rose e fiori bianchi. Papà Natalino sempre in piedi, mamma Graziella, sostenuta dall’affetto di parenti, ma c’erano anche il fratello Alex e la piccola Elettra, la sua figlioletta. La famiglia Buzzi, sta fronteggiando un dramma nel dramma, perché dopo la scomparsa di Edoardo, affettuosamente chiamato Edo, il figlio acquisito, ora piange la perdita di Davide che al 19enne era profondamente legato.
«C’è rabbia, paura e desolazione nel cuore di chi ha conosciuto ed amato Davide - ha affermato, durante l’omelia, don Luciano Camola - Perché tutto questo è successo? Perché tragiche circostanze si sono portate via il nostro fratello? È mistero della vita e dramma della morte. Nessuno di noi ha la risposta in tasca - ha proseguito il parroco - Oggi siamo qui per ricordare e salutare Davide, figlio di Dio come tutti gli uomini. Questo è un luogo di preghiera, di perdono e di speranza. Quali che siano gli sbagli che ciascuno di noi può fare in vita, questo è il posto giusto per ricominciare una vita nuova».
Le parole Resurrezione, rinascita, perdono, preghiera e sofferenza sono state più volte scandite durante l’orazione funebre, chiusa dal breve, commosso intervento di un amico che, con un mazzolino di fiori gialli all’occhiello della giacca, ha salutato Davide Buzzi, rivolgendosi direttamente a lui in prima persona, mentre scrutava la bara con gli occhi colmi di lacrime. «Ciao ragazzo di campagna - ha detto l’amico - Volevo solo salutare un uomo, un papà, un amico, un fratello. Siamo stati sempre insieme». Un lungo applauso, la sgasata, gli abbracci fuori dalla chiesa hanno preceduto l’ultimo viaggio al camposanto, sulle note di Liberi, Liberi di Vasco Rossi. l
Katia Romagnoli
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