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Ferrara, il film di Antonioni mai realizzato ora diventa realtà

Ferrara, il film di Antonioni mai realizzato ora diventa realtà

“Tecnicamente dolce” sarà diretto dal regista italo-brasiliano André Ristum. Enrica Fico è produttrice associata

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Ferrara Un film di Michelangelo Antonioni dopo la scomparsa di Michelangelo Antonioni. E la sceneggiatura è già negli archivi del fondo dedicato al grande regista, che è nelle disponibilità del Comune di Ferrara. Il regista italo-brasiliano (ma nato a Londra nel 1971) André Ristum ha annunciato, in un’intervista - a firma di Paola Casella - pubblicata sull'ultimo numero de La Lettura (Corriere della Sera), che si avvererà il sogno di assistere alla nascita cinematografica di “Tecnicamente dolce”, tra i film mai realizzati di Antonioni, il cui script fu pubblicato da Einaudi nel 1976. Se ne occuperà direttamente lui, con il beneplacito della produttrice associata del progetto, Enrica Fico, che fu compagna del regista ferrarese premio Oscar.

Ristum metterà quindi davanti alla cinepresa l'opera di Antonioni. Per il movie director brasiliano si tratta anche - come è spiegato nell'intervista - di un tributo al padre, scomparso prematuramente, Jirges, che di Antonioni fu assistente sul set de Il mistero di Oberwald e che avrebbe voluto debuttare alla regia proprio con “Tecnicamente dolce”. La storia della pellicola mai realizzata nasce negli anni ‘60 e si sviluppò parallelamente a quella di Blow Up. Anche se entrambi i soggetti furono sottoposti al produttore Carlo Ponti, soltanto il secondo riuscì a diventare un film di successo. “Dopo tanti viaggi per trovare le location, infatti, Ponti concluse che era “tecnicamente troppo difficile”. E il loro terzo film divenne così “Professione reporter””, spiega Ristum dalle colonne de La Lettura.
“Che cosa significa “Tecnicamente dolce”?  È la definizione che Oppenheimer diede alla bomba atomica, ma non si collega a niente di specifico nel film, se non al fatto che il protagonista è un giornalista appassionato di armi, che dopo una crisi esistenziale va in America e conosce una coppia di giovani. Il ragazzo lo sfida a intraprendere con lui un viaggio in Amazzonia, e la storia va avanti e indietro tra la Sardegna e il Brasile”.

“Se mi fermo a pensare alla responsabilità di affrontare questo testo mi vengono i brividi, ma sento questa storia molto intima, e so che devo fare un film mio: è inutile che provi a realizzare un film di Antonioni, perché quello lo avrebbe potuto fare solo lui”, ha concluso il regista.    
 

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