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Ferrara, agenti accusati di violenza contro un detenuto: «Condannateli per tortura»

Daniele Oppo
Ferrara, agenti accusati di violenza contro un detenuto: «Condannateli per tortura»

Chieste pene rispettivamente a 6 anni e 5 mesi e 6 anni per due poliziotti penitenziari. Sono accusati di aver denudato, ammanettato e pestato un detenuto dell’Arginone

28 febbraio 2024
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Ferrara Al termine di oltre quattro ore di requisitoria, la pm Isabella Cavallari ha chiesto la condanna a 6 anni e 5 mesi di reclusione a carico del sovrintendete capo Geremia Casullo e a 6 anni per il collega Massimo Vertuani per tortura aggravata e altri reati. Chiesta anche la condanna a un anno di reclusione per l’infermiera Eva Tonini, accusata di falso ideologico e materiale (e favoreggiamento, ma su questo reato la procura stessa ha chiesto il proscioglimento). Secondo la procura, Casullo, Vertuani e un terzo agente (Pietro Licari, condannato in via definitiva a 3 anni di reclusione, quella in abbreviato nel 2021 fu la prima condanna per un poliziotto penitenziario emessa in Italia per tortura), la mattina del 30 settembre del 2017 entrarono per un’ispezione improvvisa nella cella 2 della sezione “Nuovi Giunti” del carcere dell’Arginone e picchiarono il detenuto Antonio Colopi, ristretto per l’omicidio dello chef ferrarese Ugo Tani compiuto nell’aprile 2016 a Cervia. Secondo l’accusa, gli agenti denudarono Colopi e lo ammanettarono, per poi lasciarlo in quelle condizioni per diverse ore, fino all’arrivo in sezione del medico del carcere, la dottoressa Giada Sibahi, che vide una «maschera di sangue» e successivamente scattò anche delle fotografie. Secondo la procura, e secondo il racconto dell’imputato, Casullo e Vertuani furono i primi ad aggredirlo, anche con l’uso del ferro di battitura e sotto la minacciato di un coltellino. Poi si aggiunse anche Licari.
Colopi era da alcuni giorni in sciopero della fame e con dei precedenti di resistenza, nonché sottoposto a terapia farmacologica e psichiatrica. Anche su questo si basano le tesi difensive dei due poliziotti - entrambi assistiti dall’avvocato Alberto Bova - che affermano di aver solo reagito a un’aggressione iniziata dal detenuto che avrebbe anche sferrato un pugno (o una testata) in faccia a Casullo, rompendogli gli occhiali. La pm Cavallari non crede però alla loro versione, rilevando che le lesioni riportate non siano compatibili con una colluttazione in cui entrambi vengono colpiti, ma che essendo sostanzialmente solo relative a mani e piedi, siano invece compatibili con una loro azione violenta: calci e pugni. La pm ha sottolineato più volte l’assoluta contravvenzione a ogni regola nell’aver portato delle manette nella cella, dove non sono ammesse. Contestata anche la conclusione della perita del tribunale, la medico legale Rosa Maria Gaudio, sull’incompatibilità delle lesioni riscontrate in Colopi con l’uso del ferro di battitura e con la posizione immobilizzata dello stesso detenuto durante il pestaggio, avvalorando invece le opposte conclusioni della consulente della procura Donatella Fedeli.
Oltre alle condanne, la pm ha chiesto gli atti per indagare per falsa testimonianza un poliziotto penitenziario: Roberto Tronca. La parte civile (avvocata Paola Benfenati) ha chiesto un risarcimento di 100mila euro, con una provvisionale di 50mila. «La perizia della dottoressa Gaudio sconfessa le calunnie di Colopi», afferma l’avvocato Bova che ha chiesto due assoluzioni. «Attendiamo con serenità la sentenza», aggiunge l’avvocato Denis Lovison, che assiste Tonini. La sentenza è prevista per il 10 aprile. l

Daniele Oppo

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