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Il caso

Ferrara, ricatti e stalking alla fidanzatina. 18enne condannato e da rieducare

Ferrara, ricatti e stalking alla fidanzatina. 18enne condannato e da rieducare

Lei ancora minore vittima di revenge porn e controllo ossessivo

13 marzo 2024
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Ferrara Costretta a lasciare gli amici, la pallavolo, a non frequentare neppure la Dad (la vicenda si svolge in periodo Covid), a non andare in vacanza con i genitori, a cedere le password dei social perché il fidanzatino potesse non solo controllarli, ma anche interagire a nome suo con gli amici e l’ex.

Il tutto ottenuto con intimazioni, aggressività, insulti. Sono mesi di vero e proprio inferno, quelli descritti dal capo di imputazione per il quale, in Tribunale a Rovigo, è stato condannato un ragazzo all’epoca dei fatti 18enne. La sua vittima sarebbe la fidanzatina di allora, minorenne. Lui è del Ferrarese, lei del Bassopolesine.

Il processo di primo grado ha visto l’imputato incassare una condanna a due anni di reclusione, sospesa solo a patto che il giovane frequenti un corso della durata di quattro anni. Si tratta di un vincolo che viene sempre più spesso previsto nel caso di reati contro le donne. Lo scopo è quello di fare in modo che l’autore di maltrattamenti, o stalking, o comportamenti violenti e prevaricatori nei confronti della donna, affronti un percorso di vera e propria “rieducazione”.

Non solo: per evitare la reclusione, il giovane dovrà anche versare alla vittima una provvisionale, ossia un anticipo del risarcimento da quantificarsi in sede civile, di 10mila euro.

I fatti, così come ricostruiti dall’accusa, si sarebbero svolti tra aprile e dicembre del 2020. Oltre alla condotte già descritte, ci sarebbe stata anche un’aggressione fisica, con calci e pugni. Scoppi di rabbia, come quando il 18enne, in strada, si sarebbe all’improvviso denudato, prendendo a calci tutto. Episodi folli, come quando sarebbe andato dalla ragazzina, malata, non per portarle conforto, ma solo per visionare il suo telefono. Minacce, di dare fuoco a lei e alla sua casa con la benzina. Ricatti perpetrati paventando di diffondere alcune foto in atteggiamenti intimi e, in una occasione, inviandole ai genitori di lei, per poi cancellarle subito dopo, a mo’ di “avvertimento”.

Nel procedimento, la vittima era costituita parte civile con l’avvocato Giuseppe Carinci. «Anche in questa vicenda il coraggio e la determinazione della vittima hanno permesso alla giustizia di compiere il proprio cammino. La giovane ha fatto una gran fatica a raccontare a se stessa prima e poi a me e a agli organi di giustizia la sua tremenda storia, sciogliendo tutti i nodi delle corde che la imbrigliavano. Ha vinto il senso di riservatezza, vergogna e pudore nei confronti dei suoi genitori e la paura per le minacce a lei e ai suoi fratelli. Deve essere orgogliosa di se stessa per questa scelta che la fa essere una donna forte e non più vulnerabile. Ed è giusto parlare di lei alle ragazze che subiscono ancora in silenzio, perché ritrovino la loro dignità di donne, alzino la testa e si appellino alla giustizia per la tutela dei propri diritti».

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