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Mancano gli stagionali ai Lidi, il lavoro sommerso prende il sopravvento

Annarita Bova
Mancano gli stagionali ai Lidi, il lavoro sommerso prende il sopravvento

L’allarme dopo le operazioni della Guardia di finanza

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Lidi Le operazioni della Guardia di finanza dei giorni scorsi anche sui Lidi, mettono in evidenza un problema che resta vivo: quello del lavoro nero e sommerso. Gli stagionali sono sempre meno, anche perché quasi più nessuno offre vitto e alloggio al mare e anche la burocrazia certo non aiuta. I giovani osno alla ricerca di maggiore stabilità e nei Bagni figli e nipoti guardano da tempo altrove perché i guadagni non sono più quelli di una volta.
«La carenza di lavoratori stagionali nel settore turismo italiano è sempre più grave: stime di Confcommercio parlano di 260mila lavoratori mancanti nel 2025 – l’intervento del senatore del Movimento 5 stelle Marco Croatti -. Questo dato ha ripercussioni sulla qualità dell’offerta e sulla qualità dei servizi, porta ad un aumento dei costi e danneggia l’immagine delle destinazioni turistiche. Se vogliamo affrontare il problema e trovare soluzioni efficaci non possiamo chiudere gli occhi sulle principali criticità del settore: le condizioni di lavoro sono spesso massacranti e gli stipendi sono bassi e fermi da anni. A questo si deve aggiungere il calo demografico e il rifiuto di un modello lavorativo non più sostenibile».
Il senatore punta il dito anche sulle retribuzioni: «i dati Istat mostrano che dal 2007 a oggi le retribuzioni reali dei dipendenti di hotel e ristoranti si sono ridotte del 10 per cento. Gli stipendi del settore turistico tendono a essere più stagnanti e bassi di tutti gli altri ed inoltre settori come la logistica, la grande distribuzione o l’industria offrono spesso contratti più stabili, salari migliori, orari più regolari e benefit maggiori. Se non comprendiamo questi aspetti non sarà possibile rendere più attrattivo, soprattutto per i giovani, il lavoro stagionale». Ma cosa fare? «Se vogliamo affrontare il tema della carenza di lavoratori stagionali nel turismo dobbiamo ripensare l’offerta di lavoro, rispondere al cambiamento delle aspirazioni dei giovani che cercano maggiore stabilità, equilibrio tra lavoro e vita privata, riconoscimento e opportunità di sviluppo che spesso trovano in altri settori». Per Croatti è quindi «fondamentale dunque un cambio di paradigma che punti a migliorare le condizioni lavorative, rendere i salari competitivi rispetto ad altri settori e al costo della vita, ridurre gli orari per garantire il work-life balance, investire in formazione e carriera, creare reali opportunità di crescita professionale all’interno delle aziende o della filiera turistica». La politica dovrà certamente sostenere e agevolare le piccole e medie imprese turistiche. 
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