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Ferrara, usò un microtelefono dentro il carcere. Processo da “rifare”

Ferrara, usò un microtelefono dentro il carcere. Processo da “rifare”<br>

Annullata l’assoluzione per un detenuto che utilizzò il dispositivo violando le disposizioni 

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Ferrara Troppo benevolo il giudice di Ferrara nel riconoscere una caratteristica di particolare tenuità del fatto a beneficio di un imputato accusato di aver introdotto in carcere e usato centinaia di volte un micro telefonino per chiamare la moglie. La Cassazione, dopo il ricorso proposto dalla procura generale della Corte d’appello di Bologna, ha annullato la sentenza di assoluzione pronunciata un anno fa, il 26 luglio del 2024, nei confronti di un imputato di 35 anni, di nazionalità marocchina. Il caso dovrà essere ritrattato davanti alla Corte d’appello.

Secondo la Cassazione, «la condotta addebitata all’imputato, consistita nell’uso ripetuto – anche per centinaia di volte – del microtelefono, al di fuori di qualsivoglia controllo, costituisce un’evidente e rilevante violazione delle disposizioni vigenti, in quanto si pone ben al di là di quanto astrattamente autorizzabile, dovendosi inoltre rimarcare l’irrilevanza del fatto che il numero chiamato fosse quello della moglie, in assenza di riscontri circa l’identità dell’effettivo interlocutore». Per i supremi giudici, dunque, il giudice estense ha nel caso specifico applicato male la norma che prevede di poter assolvere un imputato per la tenuità del fatto «in quanto il giudizio è stato formulato senza alcun puntuale considerazione del cogente parametro costituito dalle modalità della condotta illecita, modalità certamente idonee ad incidere sulla concreta offensività».

A non “salvare” l’imputato anche il fattore tempo. Il ricorso della procura generale è arrivato infatti prima che venisse introdotta una modifica normativa al codice di procedura penale che avrebbe impedito di appellare contro le sentenze di proscioglimento pronunciate in relazione ai reati per i quali si procede con la citazione diretta a giudizio (di solito, generalizzando, sono quelli considerati meno gravi).

I fatti si erano svolti nel mese di febbraio del 2021 nel carcere di via Arginone. Il microtelefono era stato scoperto dagli agenti della polizia penitenziaria nel corso di una perquisizione della cella. Nel telefono erano state contate 89 chiamate e 508 messaggi diretti dall’imputato alla moglie (o al numero comunque associato alla moglie).

Anche altri tre detenuti, secondo quanto emerso nelle indagini, avrebbero beneficiato del cellulare e vennero per questo portato a processo dalla procura di Ferrara, ma anche loro vennero assolti anche se con una formula diversa: «Perché il fatto non sussiste». l

Daniele Oppo

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