Ferrara, trucchi per non pagare il ticket: «Ora recuperare l’evasione»
Comitato Diritti: Regione, Asl, S. Anna e Comuni intervengano
Ferrara Il Comitato dei diritti violati li chiama “furbetti del ticket”. Sono i pazienti che, ricevuta o prenotata una prestazione, riescono ad evitare di pagare la tariffa richiesta dal sistema nazionale o regionale, alimentando in questo modo l’evasione del contributo di compartecipazione che in Italia, secondo alcune stime, ammonta a miliardi di euro. Una cifra che a Ferrara, fra il 2018 e il 2024, è stata pari a 9.5 milioni di euro (6 milioni per l’Asl e 3. 5 per il Sant’Anna). Secondo il Comitato dei diritti violati una delle giustificazioni più in voga è la dichiarazione «all’impiegato dell’Asl: “Ho l’esenzione per reddito”».
Le esenzioni dal ticket sanitario, non ottenute attraverso evasione o elusione, prosegue il sodalizio, «sono previste per determinate categorie di cittadini, come quelli con basso reddito, anziani, disoccupati e persone con malattie croniche o invalidanti. In alcuni casi, però, si possono verificare abusi, con persone che dichiarano il falso per ottenere l’esenzione. E chi non paga contribuisce a produrre un danno molto rilevante». Soprattutto in una fase in cui le aziende sanitarie pubbliche tendono ad operare in deficit (circa 120 milioni di euro quello indicato complessivamente nei due bilanci preventivi di Asl e Sant’Anna per il 2025). Il comitato ha anche raccolto, consultando i farmacisti, alcuni esempi di “trucchetti” utilizzati da pazienti intenzionati ad avvalersi di prestazioni gratuite e a non versare il dovuto.
«Prenotano visite specialistiche o prestazioni sanitarie, indicando il sabato come giorno preferenziale, perché affermano che durante la settimana lavorano e dichiarano l’esenzione per disoccupazione (disoccupati e loro familiari a carico con codice esenzione E02) – precisa l’associazione – Oppure vanno a ritirare i risultati degli esami dei liquidi biologici (sangue, urine, ecc.) e quando il farmacista comunica loro il costo del ticket (ad esempio 18 euro) l’assistito rifiuta il ritiro degli esami. Successivamente il “paziente” va dal proprio medico di base che può accedere agli esami fatti (senza dover pagare nulla) e in ambulatorio visiona i risultati delle analisi». Qualcuno inoltre effettua la disdetta di «un appuntamento per una visita specialistica prenotata molti mesi più avanti per anticipare la stessa visita (si è liberato un posto per una rinuncia) dopo un periodo più breve. L’anticipazione della prenotazione “nell’immediatezza” costa 1,50 euro. Per non pagare quell’importo viene disdetta solo la “prenotazione” fissata con la scadenza più lunga. E si va subito in un’altra farmacia ad accaparrarsi il nuovo appuntamento (senza sborsare nulla)». In Italia – commenta il comitato – l’evasione dei ticket sanitari è un problema significativo. Sebbene non sia facile quantificarla con precisione, «diverse fonti indicano che una stima di 2 miliardi di euro in Italia è stata spesso menzionata come plausibile. Le Asl sono responsabili dell’accertamento dell’evasione, dell’emissione di avvisi di pagamento e dell’avvio di eventuali azioni di recupero coattivo dei crediti. Considerata l’importanza dell’argomento, non si comprende perché il recupero di queste somme non rientri tra gli obiettivi vincolanti di tutti i direttori generali». Regione, manager della sanità e Comuni - la conclusione - dovrebbero «intervenire affinché questo malcostume economico non ricada solo sulla collettività ma sia interrotto e bloccato da controlli massicci delle Asl».
Gi.Ca.
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