Carnevale di Cento, troppe spese: parlano i carristi
Contributo della Fondazione di 30mila euro per ciascun gruppo. «Ma i carri ne costano almeno il doppio». Il tema approda in consiglio
Cento Il Carnevale di Cento, tra i più celebri e storici d’Italia, simbolo della creatività e della tradizione emiliana, sta attraversando un periodo tutt’altro che festoso. Dietro le quinte dei carri allegorici che ogni anno attirano migliaia di spettatori e appassionati da tutta Europa, si nasconde una realtà sempre più difficile per le società carnevalesche del territorio, schiacciate da costi crescenti e contributi pubblici che non riescono più a sostenere un evento tanto imponente quanto oneroso. Questo articolo è il primo di una serie di approfondimenti che La Nuova Ferrara dedicherà alle difficoltà delle società carnevalesche di Cento; nelle prossime uscite analizzeremo nel dettaglio le voci dei protagonisti che ogni anno, con passione e sacrificio, danno vita al carnevale più colorato dell’Emilia provando a capire problematiche e possibili soluzioni.
Realizzare un carro, oggi, ha un prezzo salatissimo: tra i 50mila e i 70mila euro. Una cifra che varia a seconda della complessità delle strutture, dell’impiego di materiali sempre più costosi – come ferro, compensato, cartapesta, meccanismi motorizzati, vestiti e soprattutto vernici – e delle ore di lavoro, spesso volontario, dei tanti soci e simpatizzanti che animano le società carnevalesche.
A fronte di questi costi, il contributo pubblico stanziato dal Comune di Cento attraverso la Fondazione Teatro Borgatti si attesta attorno ai 30mila euro per ogni società. Un sostegno che rappresenta dunque meno della metà del budget necessario alla realizzazione dei carri, lasciando scoperti decine di migliaia di euro, che ogni gruppo è costretto a coprire tramite sponsor, donazioni, autofinanziamenti e lotterie. Un’impresa sempre più ardua, soprattutto in un contesto economico reso incerto dal caro materiali, dall’inflazione ma anche dai recenti dazi che direttamente o indirettamente andranno a colpire anche settori non coinvolti. A tutto ciò va aggiunto il fatto che i contributi arrivano, secondo i responsabili delle società carnevalesche, con troppo ritardo costringendo le stesse a dover far attendere i fornitori.
I pareri
«L’ingaggio copre il 30 per cento della spesa, il resto lo dobbiamo mettere di tasca nostra – spiega Giancarlo Dinelli, presidente de Il Risveglio –; quest’anno per fare il carro abbiamo speso circa 50mila euro. Sono costi variabili che dipendono sempre da cosa si va a realizzare, da quanto alto e quanto largo sarà il carro e così via». Discorso simile per I Toponi che devono affrontare un costo complessivo che si aggira intorno ai 60mila euro. «Si tratta di una cifra che tiene conto di tutti gli aspetti essenziali: dai materiali principali come ferro, vernici, polistirolo e gas per la colla, fino alle spese per la gestione del capannone e alla parte aggregativa legata alla vita associativa, come cene e momenti di ritrovo - fa sapere Andrea Tassinari, vicepresidente della società -. È chiaro che più si investe nella qualità dei materiali o delle attrezzature, migliore sarà il risultato, ma così facendo aumentano i costi in una competizione dove tutti vogliono arrivare primi. Il lavoro dei volontari per chi ne ha al proprio interno permette risparmi, ma di certo con questi costi il carnevale non è sostenibile ancora a lungo».
Andrea Borghi, presidente di Fantasti100, spiega che la spesa che la società deve affrontare si aggira tra i 60 e i 70mila euro: «L’anno scorso abbiamo speso circa 21mila euro tra costumi, stoffe e gettito. Purtroppo nel corso degli anni tutto è aumentato e ci ritroviamo a dover pagare le forniture un anno per l’altro e questo scoccia perché, a fronte di una spesa, riceviamo i soldi a dicembre». Per Nicola Saletti, responsabile de I Mazalora, la cifra spesa si attesta attorno ai 50mila euro con gettito, acciaio, vernici e lucidi (verniciatura realizzata con supporto esterno) e a seguire motori elettrici/inverter e noleggio di gruppi elettrogeni che vanno ad incidere nel bilancio. «Le cose iniziano a diventare molto ridicole – dice Dino Govoni de I ragazzi del Guercino senza mezze misure –; sono cinque anni che l’ingaggio non varia; se è una manifestazione importante è ora che si inizi a guardare prima come risolvere il problema e non a gennaio. Chi ci fornisce il materiale per il carro (costo medio che si aggira attorno ai 70mila euro) può fare credito per un mese ma non per un anno». La soluzione, secondo molti, potrebbe essere quella di suddividere il pagamento della Fondazione in diverse tranche, così da poter dare sollievo ed evitare il rischio implosione dello storico carnevale. La questione approderà proprio oggi anche in Consiglio comunale con un ordine del giorno presentato da Fratelli d’Italia in cui si analizzerà la delicata questione.
(1, continua)
© RIPRODUZIONE RISERVATA