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Il caso

Omicidio all’ospedale di Argenta. Resta in carcere l’infermiere indagato

Daniele Oppo
Omicidio all’ospedale di Argenta. Resta in carcere l’infermiere indagato

Il gip ha convalidato la custodia cautelare in carcere per Matteo Nocera, 43enne indagato per l’omicidio volontario di Antonio Rivola, deceduto mentre era ricoverato al “Mazzolani-Vandini”

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Argenta Nessun colpo di scena. Nella giornata di lunedì, la giudice per le indagini preliminari Silvia Marini ha confermato il provvedimento già assunto in via provvisoria dal suo collega ravennate e convalidato la custodia cautelare in carcere per Matteo Nocera, l’infermiere di 43 anni indagato per l’omicidio volontario di Antonio Rivola, l’anziano di 83 anni deceduto il 5 settembre del 2024 mentre era ricoverato all’ospedale di Argenta. La difesa di Nocera, assunta dall’avvocato Lorenzo Valgimigli, al momento non rilascia dichiarazioni in merito.

Secondo quanto emerso finora, Nocera potrebbe aver usato un farmaco molto particolare per uccidere il signor Rivola, ovvero l’Esmeron, un miorilassante che può essere usato solo sotto il controllo di medici anestesisti specializzati ed esclusivamente per l’intubazione dei pazienti. Il farmaco era (ed è) presente a tale scopo nel “carrello delle emergenze” del reparto lungodegenti dell’ospedale argentano. Tracce di quel farmaco sono state riscontrate nelle analisi tossicologiche effettuate sui tessuti dell’anziano, in particolare nell’urina: una presenza che dovrebbe significare che il farmaco è stato usato poco prima del decesso. Per i carabinieri del reparto investigativo e per la Procura (pm Barbara Cavallo) non può che essere stato Nocera a somministrarlo perché sarebbe stato l’unica persona presente in reparto – il “Settore giallo” che dà il nome all’indagine – in quegli attimi: il farmaco ha infatti un tempo d’azione rapidissimo e, se non accompagnato da un’immediata intubazione del paziente, porta alla morte sicura dato che blocca la respirazione spontanea. Anche con l’aiuto dei carabinieri del Nas di Bologna, è stata ricostruita la catena di ordinativi, presenze, usi e smaltimento dei medicinali transitati nel frigorifero del reparto, constatando la mancanza non giustificata di quattro fiale di Esmeron.

Sospetta è considerata anche una morte successiva a quella dell’83enne – e che di fatto ha dato avvio all’indagine, dopo la segnalazione da parte dell’Ausl –, quella della signora Floriana Veronesi, deceduta a 90 anni. Si temeva fosse stata uccisa usando un altro farmaco, il Midazolam, un potente sedativo del quale sono stati riscontrati ammanchi. La prima fase di indagine si è infatti concentrata sulla ricerca di tracce di tale farmaco ma gli esami tossicologici hanno dato esito negativo e da qui è nata la decisione di cercare altro e la scoperta dell’Esmeron in Rivola. E solo in lui, perché anche le altre analisi in altri pazienti per i quali si erano formati sospetti non hanno dato esito positivo.

Contro Nocera, cosa che ha fatto insorgere ulteriori esigenze cautelari, anche messaggi minatori inviati a colleghi e parenti che hanno portato la procura ferrarese a chiedere provvedimenti restrittivi della sua libertà personale. Il 43enne rimane nel carcere di Ravenna, mentre l’indagine prosegue anche sui presunti maltrattamenti di alcuni pazienti. 

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