Magri (Unife): «Giurisprudenza non è solo legge. E il futuro è la tutela dei diritti»
Magri eletto direttore a Ferrara: studenti, problemi su italiano e Intelligenza artificiale
Ferrara «Ritengo che il giurista sia una sorta di scienziato sociale, un professionista che si adopera per la risoluzione pacifica delle controversie. Molti studenti iscritti a Giurisprudenza pensano ancora che qui si “studia legge”. Ma non è così. Il giurista deve conoscere la legge, ma il suo mestiere è risolvere il caso, che non si chiude mai con la sola lettura di disposizioni e norme. Non è dunque alla “conoscenza” della legge che noi prepariamo gli studenti». Marco Magri, 58 anni, è stato eletto direttore di Giurisprudenza, Università di Ferrara. Entrerà in carica in autunno, ma ha già le idee chiare sul messaggio da diffondere all’interno e all’esterno del Dipartimento.
«La Scienza Giuridica – ricorda – è una scienza antichissima, proprio come Medicina. Non nasce con i parlamenti e i governi. Tecnicamente, non è la legge a “stabilire” la ragione o il torto: è il giudice che deve sapersi muovere anche dove la legge non è chiara o non c’è (come ha ben evidenziato il “caso Englaro”) o persino dove la legge contrasta con una norma superiore. La conferma sono le devoluzioni, sempre più frequenti, alla Corte di Giustizia europea, alla Corte europea dei diritti dell’Uomo e alla Corte Costituzionale. Oggi la professione del giurista è in netta evoluzione verso una tutela dei diritti degli individui basata su una pluralità di ordinamenti», sottolinea.
Sulla didattica, «va incrementata la capacità dei nostri studenti di elaborare atti scritti – aggiunge – e l’Intelligenza artificiale (IA) rende particolarmente delicato questo nostro compito. Strumenti come Chat Gpt consentono ad esempio di completare la tesi in meno tempo ma, se vengono usati con la strategia del “copia e incolla”, deprimono l’attività di ricerca, che è il cuore dell’elaborato finale. Questi sono temi che beninteso non riguardano solo Giurisprudenza, ma su cui anche noi stiamo riflettendo e dovremo ancora riflettere. L’IA è utilissima anche per il giurista, ma a certe condizioni non è la migliore compagna di viaggio».
Magri è convinto che alcuni strumenti didattici, come la Clinica legale che consente allo studente di esercitarsi e apprendere su casi reali, possono essere utili anche per chi non studia diritto. «Oggi inoltre – prosegue il direttore eletto – si possono utilizzare i podcast e i video e sfruttare questa modalità. Abbiamo coinvolto studenti delle superiori in simulazioni di processi e persino alunni delle medie, facendo loro vedere a cosa serve il diritto. Portare tutto questo anche fuori dalle aule scolastiche aiuterebbe i cittadini a farsi un’opinione».
Tra i corsi avviati negli ultimi anni è risultato attrattivo il corso di Scienze della sicurezza, che apre una prospettiva «di lavoro nelle forze di polizia, sul versante della sicurezza del lavoro, ambientale e dei prodotti e della gestione del rischio d’impresa – prosegue Magri – È un corso triennale; dopo si può proseguire con la magistrale ma è importante una scelta corretta all’inizio perché una volta fatto il passaggio bisogna sostenere alcune integrazioni che possono ritardare il percorso». La laurea magistrale ogni anno accoglie circa 170 immatricolati, in passato ne ha avuti anche 8-900.
«L’inchiesta Mani Pulite negli anni ’90 ha fatto esplodere le iscrizioni e di conseguenza il numero di avvocati. Col tempo quell’onda si è esaurita e l’attività professionale oggi è tornata ad avere prospettive concrete», osserva il docente.
Tornando agli obiettivi del mandato annunciati da Magri, uno sarà il «consolidamento del rapporto con le autorità giudiziarie, per seminari ed incontri di studio».
Ma oggi quali sono i nuovi orizzonti del diritto? «La capacità di garantire gli individui di fronte alle grandi discriminazioni della società moderna, a partire da chi non ha mezzi per proteggersi, a volte nemmeno per conoscere i propri diritti» risponde Magri.
Molte regole, fra l’altro, stanno cambiando sul versante della disciplina dei poteri: l’abuso d’ufficio è stato eliminato e c’è chi vorrebbe ulteriori “scudi” protettivi da certe responsabilità. La separazione delle carriere? «Il dibattito è aperto – conclude il docente – Anche qui, in sostanza, si tratta di non incrinare il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. In ogni caso, l’urgenza delle riforme che viene spesso richiamata in concreto non c’è». l
Gioele Caccia
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