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Cervelli in fuga

La laurea a Ferrara e poi l’estero: i racconti di chi ha scelto di partire

Andrea Mainardi
La laurea a Ferrara e poi l’estero: i racconti di chi ha scelto di partire

L’operatore culturale: «A Monaco più apprezzato e pagato, qui buttato fuori»

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Ferrara I numeri confermano l’emorragia di giovani talenti, anche nel Ferrarese, che hanno lasciato l’Italia per mancanza di un lavoro che ne valorizzasse i duri anni di studio oppure più semplicemente per spirito di avventura e voglia di mettersi in gioco. E anche le storie che si raccolgono raccontano di sogni realizzati lontano dalla propria città.
Dal Ducato al Principato
A portare la sua testimonianza su questo tema è Giulio Stabelllini, che oggi si è costruito solidissime basi professionali nel Principato di Monaco: «Dopo cinque anni di studi mi sono laureato nel settore PFP5 (Restauro del materiale cartaceo, librario e membranaceo, fotografia e cinematografia). Ho fatto poi stage di formazione a Firenze alla biblioteca nazionale di Stato, a Bruxelles alla biblioteca reale a Bologna alla cinematica e la biblioteca dei Cappuccini. Dopo la laurea ho continuato i miei studi a Parigi all’Arcp (Atelier de Restauration et Conservation de la Photographie de Paris) con una formazione intensiva all’Inp (Institut du Patrimoine) sul restauro della fotografia. Dopo aver cercato lavoro per più di due anni in Italia senza risultati sono partito per il Principato di Monaco dove sono tutt’ora». Giulio spiega di occuparsi «finalmente del mio lavoro con enti come il Museo Nazionale o quello di antropologia preistorica di Monaco, lo Yacht Club ed il Grimaldi Forum. Inoltre mi occupo della conservazione e restauro della fotografia e arte grafica nel Principato. E no, non tornerei mai più a lavorare in Italia nemmeno per lo stesso ruolo che ho qui». Nel “bel paese” i beni storici e culturali non mancano, eppure… «A suo tempo ho lavorato un anno o poco più per il Meis a Ferrara, ma al bookshop e con uno stipendio inadeguato. In Italia non ho mai lavorato nel mio settore in quanto specialista». La vita nel Principato è un’altra cosa: «Quando mi sono stabilito a Monaco parlavo già francese quindi è stato come essere a casa. Poi Monaco è a pochi chilometri dal confine italiano quindi, a parte la lingua, la vita è uguale. Sei solo pagato meglio, più rispettato, più apprezzato, più motivato, più lanciato verso un futuro professionale. Quando ero a Parigi in realtà la sensazione è stato uguale: la voglia di fare il tuo lavoro e l’entusiasmo ti fanno superare ogni ostacolo».
Giulio conclude così: «L’unica cosa che mi manca? Ovviamente la famiglia ed miei amici per come li vivevo prima di partire, questo è ovvio. Mi sento deluso dall’Italia. Mi sono sentito buttato fuori come se non ci fosse bisogno di me. Ho trovato all’estero la mia felicità ma è triste che con tutto il patrimonio che abbiamo in Italia le mie competenze debbano essere usate altrove».
Reinventarsi
C’è anche chi, come Elisa Cittanti, ha sempre avuto la vocazione e l’apertura mentale di confrontarsi con realtà al di fuori dell’Italia sapendosi anche reinventare professionalmente: «Mi sono laureata in Fisioterapia, ho lavorato per un po’ ma ho anche sempre avuto voglia di scoprire e fare nuove esperienze di vita. Inizialmente avevo pianificato di spostarmi in Inghilterra, poi però sono andata in Norvegia dove risiedo tutt’oggi». Qualche ostacolo c’è stato: «Inizialmente volevo far parificare il titolo di studio ma era richiesto un tirocinio non pagato di un anno ed una conoscenza della lingua che non avevo. Ho quindi optato per una laurea magistrale di due anni in Fisiologia Applicata». La giovane vive a Trondheim ma ha scelto «un percorso lavorativo molto diverso da quello di studi. Sono ora “project leader” nel campo dell’organizzazione di eventi. Adattarmi allo stile di vita qui non è stato particolarmente complesso però i momenti più difficili arrivano con l’inverno ed con i suoi lunghi periodi di buio. Fare esercizio o ritrovarsi con gli amici diventa allora davvero essenziale». Riflessione conclusiva: «Non me ne sono andata perché ho qualcosa contro l’Italia ma per il mio spirito di avventura. Mi mancano i miei amici e la mia famiglia, tuttavia per ora sono stabile qui in Norvegia». 

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