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Da Ferrara a Roma per il Giubileo dei giovani: «Esperienza che colpisce»

Da Ferrara a Roma per il Giubileo dei giovani: «Esperienza che colpisce»

Un centinaio dalla diocesi di Ferrara-Comacchio. Le sensazioni e i racconti del gruppo parrocchiale di Fiscaglia

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Ferrara È stata una giornata di rientri quella di ieri, per i diversi gruppi parrocchiali del Ferrarese accorsi a Roma per il Giubileo dei giovani tenutosi dal 28 luglio al 3 agosto. Circa un milione di giovani cattolici provenienti da tutto il mondo si sono ritrovati nella Capitale per rinsaldare il legame che unisce alle Chiesa e le nuove generazioni. Tra le migliaia di persone che sono arrivate alla spianata di Tor Vergata c’era anche Luca Bianchi, educatore del gruppo parrocchiale di Fiscaglia: «Siamo partiti in ventuno da Massa Fiscaglia, arrivando a Roma assieme ad un altro centinaio di ragazzi e ragazze provenienti da vari gruppi parrocchiali della Diocesi di Ferrara – Comacchio, in un viaggio organizzato dalla Pastorale Giovanile, capitanata da don Adrian Gabor».
Bianchi poi ricorda: «“Pellegrini di speranza”: questo il tema che Papa Francesco aveva scelto nell’indire questo Giubileo, come invito a tutti i fedeli a vivere la fede come un pellegrinaggio, cercando Cristo e trasformandosi in testimoni di speranza. E nelle nostre giornate romane, i segni di speranza che abbiamo colto sono stati davvero tanti, frutto del nostro stare insieme, delle esperienze fatte, delle testimonianze ascoltate. Abbiamo sperimentato il senso di appartenenza alla Chiesa intesa come comunità, e la consapevolezza di far parte di un qualcosa di davvero grande, con centinaia di migliaia di ragazzi che, come noi, fanno lo stesso cammino e non hanno paura e timore a manifestare la propria fede».
Roma è stata grande protagonista: «Le nostre giornate prevedevano un mix di visite alla città e momenti più seri legati alle iniziative giubilari proposte. Nonostante le tante code e l’incredibile afflusso di persone in città siamo riusciti a visitare molto di Roma, una città dal fascino incredibile che ogni volta sa emozionare. Eravamo alloggiati presso l’Opera don Calabria, una struttura gestita da religiosi, che ha costituito il nostro punto di appoggio. Ci si svegliava attorno alle 7.00, si faceva colazione, un breve momento di preghiera assieme agli altri gruppi ferraresi e poi via per le strade della Capitale, rincasando poi a tarda serata».
La settimana è stata ricca di esperienze: «Nei primi due giorni, dopo il nostro arrivo, siamo partiti per il classico giro delle attrazioni principali. Mercoledì mattina, presso la Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, abbiamo assistito ad una catechesi incentrata sulla parola “Abito” mentre il giorno successivo sono stati affrontati i temi della parola “Popolo”. Siamo poi stati anche all’oratorio salesiano del Sacro Cuore in cui operano alcuni volontari che aiutano i senzatetto di Roma Termini. Un’esperienza che ci ha particolarmente colpiti per il tatto con il quale questi volontari hanno presentato il proprio servizio». È poi arrivato il momento clou: «Le esperienze più forti le abbiamo trascorse nel weekend. Venerdì mattina abbiamo visitato la Basilica di Santa Maria Maggiore, che ospita la tomba di Papa Francesco e sabato ci siamo diretti verso Tor Vergata assieme ai tutti gli altri ferraresi con i quali abbiamo percorso oltre 10 km a piedi. Nonostante la stanchezza, il sole cocente ed il caldo la giornata è andata bene. Nel grande prato abbiamo potuto conoscere tanti altri gruppi provenienti da tutto il mondo». Grande emozione per l’incontro col Santo padre: «Papa Leone è arrivato attorno alle 20.00 girando per tutta Tor Vergata e dandoci la possibilità di vederlo da molto vicino per poi iniziare la veglia rispondendo alle domande dei giovani. Alle 20.30 è iniziata la veglia, con il Santo Padre che ha risposto alle domande di tre giovani basate su amicizia, coraggio e valore del bene. Momenti che è davvero difficile spiegare a parole ma che vanno solo vissuti. Quindi la notte all’aperto nella grande spianata». «Infine domenica sveglia all’alba – conclude Bianchi – stanchissimi ma felici, in attesa della Messa finale, che ha costituito un’ultima iniezione di carica ed entusiasmo da parte del Pontefice: “Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate”. Fino a quel “Continuiamo a sognare e sperare insieme” che ha invitato tutti all’impegno nella vita di ogni giorno».
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