Ferrara, recuperati 6 milioni di euro di ticket sanitari evasi
Il totale delle prestazioni non pagate è di 10 milioni di euro per le due aziende sanitarie ferraresi
Ferrara I ticket non pagati costano circa 10 milioni alle due aziende sanitarie ferraresi, che peraltro sono tra quelle più efficienti a livello regionale nel recupero di questi crediti: nel complesso siamo al 58%, una media del risultato di Asl e Sant’Anna. E sui costi di recupero la sanità ferrarese galleggia nella media regionale, con l’ospedale a far meglio del resto del territorio.
È quanto emerge dall’indagine condotta con accesso agli atti e risposte fornite dall’assessorato alla Sanità da parte del consigliere regionale Pietro Vignali (FI), che considera nel complesso «deludenti» i risultati delle azioni di recupero da parte dell’Emilia Romagna, in un momento di forti criticità sui bilanci regionali fronte sanità. E del resto le pratiche messe in atto dai “furbetti” dei ticket, ormai è noto, si moltiplicano e potrebbero essere bloccate con interventi poco costosi.
Le cifre I dati sull’evasione dei ticket erano stati resi noti da tempo, e vengono ora confermati: in totale, dal 2018 al 31 dicembre scorso, i mancati incassi per la sanità emiliano-romagnola ammontano a 53,5 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i ticket stralciati, in quanto ritenuti non più recuperabili (altri 2.270.207,62 euro).
L’evasione a carico delle due aziende sanitarie ferraresi è poco inferiore a 10 milioni (9.599.430 euro per la precisione), ai quali vanno aggiunti oltre 1,1 milioni di stralci. Si tratta in assoluto del mancato introito maggiore della regione dopo quello di Bologna, leggermente inferiore in termini assoluti anche a quello dell’Asl Romagna che copre tre province. Nello specifico è proprio nell’azienda territoriale che si concentrano due terzi dell’evasione, superiore a tutte le altre voci in regione con l’eccezione dei due macro-aggregati già evidenziati.
Sul versante delle azioni di recupero l’Asl può vantare un risultato importante: il 60,04% del totale, tenendo conto anche dei ticket stralciati, pari a oltre 4,2 milioni di euro, dato al 31 dicembre 2023. Si tratta di una percentuale record di recupero, la più alta in una regione che in media si ferma al 38,93% e che negli altri territori non va oltre il 59,43% del bolognese Ior. Al terzo posto, va annotato, si piazza l’Azienda ospedaliera di Cona, con poco più di 2 milioni di euro recuperati (54,23%), appena sopra l’Azienda ospedaliera di Modena.
I costi di queste operazioni di recupero? Si potrebbero definire accettabili, almeno a confronto di chi spende di più di quanto incassi (è il caso dell’Asl di Parma) o, come l’Asl di Modena, si “mangia” in questa maniera un terzo del recupero. Tra l’altro quest’ultima è la sola azienda sanitaria emiliana ad essersi affidata ad una società esterna per il recupero crediti, con risultati evidentemente da non prendere ad esempio. L’ospedale di Cona ha speso per questa voce 229.767,69 euro nel triennio 2021-23, quello più critico perché ha intersecato il Covid, pari all’11,43% del totale, mentre l’Asl di via Cassoli ha fatto anche meglio, scendendo all’8,11% con 341mila euro recuperati. Da questo punto di vista l’esempio migliore è l’azienda ospedaliera modenese, che recupera 2,6 milioni “sacrificando” solo il 4,51% in costi.
Considerazioni Per Vignali «questo sistema di recupero fa acqua da tutte le parti», con una spesa complessiva di oltre 1,8 milioni, con una difformità di procedure «frutto senza dubbio della completa assenza di un coordinamento e di linee guida». Serve qualcosa in più sul fronte del recupero ticket, dunque, ma anche maggiori sforzi per ricordare l’appuntamento all’utente, che viene effettuato con un messaggio automatico: «In molti casi, purtroppo, passano mesi se non anni tra la prenotazione e l’effettiva visita o esame diagnostico, una dimenticanza da parte dell’utente è fisiologica. Con un po’ d’impegno e l’utilizzo delle nuove tecnologie - conclude il consigliere forzista - sarebbe facile ricordare l’appuntamento ed evitare inutili sperperi».
Sul fronte dei “furbetti”, invece, alcune pratiche segnalate dal Comitato diritti, come le false dichiarazioni di esenzione o la richiesta dei risultati di alcuni esami al medico di famiglia, andrebbero contrastate.