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Sagre in provincia di Ferrara, costi più alti ma il pubblico aumenta

Maurizio Barbieri
Sagre in provincia di Ferrara, costi più alti ma il pubblico aumenta

Le attività che resistono incassano il gradimento dei clienti

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Ferrara Estate è tempo di feste, fiere e sagre. Chi si è recato in qualche manifestazioni e cenato in uno stand gastronomico avrà notato un aumento di prezzi. I rincari hanno colpito la stragrande maggioranza di tutte le materie prime utilizzate per la preparazione dei vari piatti tipici locali. Aumenti che nel conto finale anno da un minimo del 5 ad un massimo del 15 per cento rispetto allo scorso anno. Costi, questi, che per le Pro loco ferraresi e per le associazioni che organizzano feste di paese rappresentano un problema non indifferente poiché in moltissimi casi non si intende far pagare al pubblico il rincaro delle materie prime. Il record spetta alle lumache che hanno avuto un rincaro in pochi anni del 110 per cento (ne sanno qualcosa a Casumaro) e delle rane (chiedere a Santa Bianca o a Chiesanuova) anche a livello superiore per un prodotto che arriva in genere da Turchia e Paesi asiatici.

Molte Pro Loco infatti hanno deciso di limitare al massimo i prezzi di listino dello scorso anno garantendo nel contempo la medesima qualità dei piatti e preferendo magari tagliare altre tipologie di costi, come la pubblicità o gli spettacoli musicali dove, oltre al prezzo degli artisti incide anche la Siae. Tra le pochissime feste che hanno mantenuto gli spettacoli musicali segnaliamo le sagre dell’anguilla di Saletta, della vongola di Goro, della zucca di Pontelangorino, dell’arachide e del pop corn di Mezzogoro, le Giornate del Riso di Jolanda di Savoia, la sagra dell’aglio di Voghiera, la sagra del pollo di Formignana con la peculiarità di spettacoli gratuiti anche di richiamo come nel caso quest’anno de I Nomadi, altre agganciano gli spettacoli al termine della sagra, è il caso della sagra del cappelletto di Vigarano Pieve, mentre le fiere paesane continuano a non rinunciarvi così come le feste de l’Unità (da Portomaggiore a Tresigallo, da Poggio Renatico a ad Anita e Filo, con le uniche eccezioni di Campotto e di Bondeno la cui festa avrà luogo a fine settembre a Scortichino. In qualche caso si è deciso di dividere fare qualche piccolo ai prezzi del menù, che in ogni caso non è sufficiente per colmare il divario degli aumenti che si sono verificati da inizio anno.

Aumenti che riguarda in misura maggiore le portate a base di pesce rispetto a quelle di carne. Un piatto tipico come i cappellacci di zucca al ragù o al burro e salvia, nelle varie sagre varia dagli 11 ai 13 euro mentre solo nel caso della festa dello sport di Brazzolo il costo ammonta 10 euro ed anche i restanti piatti hanno conservato prezzi ultrapopolari. C’è da rimarcare che basta una serata di pioggia per mandare in tilt i conti e costringere le Pro loco a far fronte a fondi propri o a contributi pubblici o privati per risanare i conti a meno che le manifestazioni non si svolgano al coperto, in sale climatizzate come è il caso della sala Polivalente di Casumaro o il Centro dell’Olmo di Portomaggiore dove annualmente si svolge Festissima, ma si tratta di eccezioni.

Per molte sagre paesane, l’obiettivo è la qualità dei prodotti utilizzati, quando possibile a km zero o quasi o con certificazione di provenienza delle materie da aziende di fiducia. In ogni caso i commensali possono gustare diversi piatti che a volte non si trovano nella ristorazione classica.

Un dato costante riguarda la presenza del pubblico che viene dato in crescita. Incremento di visitatori, spesso provenienti da altre province e da fuori regione, in particolare dal Veneto, ma no solo. «Abbiamo avuto una famiglia venuta appositamente da Roma per degustare i nostri cappellacci», diceva con orgoglio Vittorina Lodi della sagra della zucca e del suo cappellaccio di San Carlo.

Il pubblico cerca sempre maggiormente tipicità e qualità di quanto viene proposto, spendendo anche qualche euro in più pur di degustare specialità garantite dalle Pro loco. È il caso di prodotti quali le lumache a Casumaro dove i responsabili della festa e della sagra della lumaca, Matteo Govoni e Stefano Rimondi sottolineano che la spesa media rispetto alla scorso anno è aumentata, frutto anche dell’aumento finale dei prezzi che devono tenere conto non solo delle materie prime che vengono utilizzate ma anche dei costi molto alti legati all’organizzazione delle sagre stesse. Costi questi che per le Pro loco ferraresi sono aumentati notevolmente negli ultimi due anni. Oneri per la sicurezza, fondamentale per poter svolgere eventi dove possono partecipare centinaia con tanto di addetti al primo soccorso, antincendio ed altro ancora.

Alcune Pro loco hanno anche deciso di valorizzare ulteriormente i propri piatti aderendo alla De.Co (acronimo che sta ad indicare la Denominazione Comunale) che viene assegnata a quei cibi per i quali è comprovata storicità, tipicità, qualità e unicità. È il caso di San Carlo il cui cappellaccio ha anche l’Igp.

Vi sono poi le “Sagre di Qualita” un marchio prestigioso che viene assegnato a quelle feste che garantiscono determinati criteri di qualità promuovendo prodotti tipici e la cultura del territorio. Per ottenere il marchio, le Pro loco devono rispettare un rigido disciplinare che coinvolga anche le realtà produttive locali e le associazione culturali. A Ferrara, le sagre che possono fregiarsi del marchio sono la sagra della cotoletta di Mirabello (la prima che ha ottenuto il riconoscimento nel 2019), la sagra della zucca e del suo cappellaccio di San Carlo, (2020) la fiera delle pere di Renazzo; la sagra dedicata alle giornate del riso di Jolanda di Savoia e la sagra del Pollo di Formignana.

«Gli eventi targati Pro loco - afferma Vittorina Lodi a capo della sagra di San Carlo che svolge anche il ruolo di Ispettore Sagre di Qualità - hanno come obiettivo la valorizzazione dell’identità attraverso la promozione del territorio e dei suoi prodotti tipici. Nelle sagre troviamo piatti che le Pro loco preparano creando aggregazione, momenti di convivialità e svago dove mangiare e stare assieme cercano di alleviare la quotidianità e offrono un’alternativa a chi, purtroppo sempre più spesso, non può andare in vacanza».