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Il cordoglio

Il grande abbraccio di Unife alla professoressa Valeria Ruggiero

Sergio Armanino
Il grande abbraccio di Unife alla professoressa Valeria Ruggiero

Chiesa gremita e commozione a Pontegradella per il saluto alla docente che fu anche prima prorettrice dell’Ateneo estense e poi rettrice ad interim

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Ferrara L’arrivo in anticipo del feretro, l’abbraccio silenzioso, commosso ma composto, della folla che si è unita ai parenti, le parole, i ricordi, le lacrime. È stato il giorno del saluto a Valeria Ruggiero, quello di ieri: in un primo pomeriggio rovente la chiesa parrocchiale di Pontegradella non è stata abbastanza capiente per ospitare le almeno 250 persone che si sono riunite in un gesto d’amore collettivo verso la persona, la donna, prim’ancora che la professoressa di Unife, stimata e benvoluta, la prima prorettrice nella storia dell’ateneo estense, poi rettrice a interim.

All’ideale abbraccio non potevano mancare, dunque, proprio loro: il professor Patrizio Bianchi, che la chiamò ad assumere quell’incarico al suo fianco, e l’attuale magnifica rettrice Laura Ramaciotti, che in quello stesso ufficio sedeva. Anche loro visibilmente commossi e partecipi al dolore della 92enne mamma Pina, «che è rimasta a casa ma è qui ancora più di noi», ha sottolineato don Valentino Menegatti, parroco e officiante assieme a don Francesco Casillo, del marito Lorenzo con le figlie Sara e Irene, dei fratelli Aldo, Paolo, Maurizio e Gabriella. Una famiglia numerosa sin dal nucleo d’origine e orfana di papà Dino dal lontanissimo 1972.

Non erano certo solo i parenti, però, ad affollare le navate: colleghi dell’università, di quel dipartimento di matematica che era la seconda casa (spesso anche la prima...) della professoressa Ruggiero, suoi studenti (e abbiamo ascoltato condoglianze anche in lingua americana), amici. Tra questi ultimi, i compagni di liceo del marito Lorenzo, che hanno fatto girare un foglio fra di loro per raccogliere le firme di tutti sotto un pensiero rivolto a quell’uomo colpito nell’affetto più profondo, un gesto tanto semplice quanto affettuoso.

«Non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili ma su quelle invisibili, perché le prime sono il momento, le seconde sono eterne». Don Valentino riprende il senso della sacra lettura per introdurre la sua omelia e, riferendosi a Valeria, riprende dicendo «Grazie Signore per avercela donata e fatta conoscere. Oggi le diciamo insieme arrivederci: il corpo esanime vive ora l’evento a cui tutti siamo attesi e siamo chiamati a prepararci vivendo con amore. Tanti sacrifici, doni, doti sono importanti se possono dare spazio a una vita nuova, nel segno del servizio, del dono, perché dopo la nostra morte ci portiamo i nostri atti d’amore, di servizio. Valeria non ha mai fatto sfoggio dei suoi doni, dei suoi titoli accademici: io l’ho conosciuta e so che non vorrebbe lo dicessi, ma ha contribuito ad accogliere famiglie bisognose ucraine, con discrezione. Tutta la sua esistenza è stata vissuta in maniera tenace e coerente con i suoi principi. Tutto questo dolore che ci unisce ci porti a vivere le doti che erano in lei, con gesti concreti d’amore e di vita. La nostra vita non finisce in questo feretro, in questa bara, ma continua da dove siamo venuti. In questo momento – ha chiuso don Valentino, ammettendo infine l’ovvio – tutti abbiamo bisogno di tanta consolazione».

Dicevamo dell’ex rettore e della rettrice presenti al rito funebre, che, facendosi coraggio, hanno preso la parola. La professoressa Ramaciotti, con l’emozione profonda dell’amica, prima che della collega: «Un’amicizia nata diversi anni fa – ha raccontato –, in quell’ufficio da colleghe e, come dicevo io, compagne di banco. Un’amicizia che in quest’ultimo anno è stata una riscoperta della sua forza e del suo equilibrio. Parlavamo dei tuoi problemi – ha proseguito rivolgendosi idealmente a Valeria – con un affetto più volte espresso: sentirmi dire che mi ringraziava per quel che facevo per lei, mi riempiva di gioia. Ora non mi resta che ringraziarti – si è rivolta ancora all’amica – e cercare di portare avanti quei progetti che avevamo».

Il professor Bianchi ha ricordato, chiamandoli per nome perché presenti in chiesa, i componenti di quell’ufficio del rettorato, per poi citare la professoressa Ruggiero: «Ripeteva sempre “i nostri ragazzi”, che dovevamo lavorare per loro, perché “abbiamo il privilegio di farlo per loro”».

Un collega del dipartimento di matematica è intervenuto a nome di tutti per esprimere «la riconoscenza per tutto quello che ha fatto. Su Valeria si poteva contare, sempre: per disponibilità e capacità d’ascolto. Una frase è quella che ho sentito ripetere di più in questi anni: “Sentiamo da Valeria”. Non lo possiamo più dire, ma l’esempio su come agire ce l’abbiamo».

Prima del commiato, prima dell’ultimo viaggio verso il cimitero di Codrea, dove Valeria Ruggiero riposerà vicina a papà Dino, è stata la sorella minore Gabriella a leggere una lettera di saluto, personale, profonda, attenta in ogni parola, perfetta nel ricordare chi è (e non era...) Valeria. Ma privata.

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