Cento, Emanuele e Luca: la straordinaria impresa si ferma a 60 vette tutte sopra i 3mila metri
Le Dolomiti lo scenario della loro avventura
Cento Il 18 agosto, alla sessantesima vetta, si è fermata l’impresa di Luca Fois sulle Dolomiti. Nessuna resa, sia chiaro. Ma una scelta dettata dal buonsenso e dal parere medico, dopo settimane di fatica e resistenza oltre i limiti. L’ex militare delle forze speciali e atleta aveva difatti avviato una sfida senza precedenti: salire 86 cime sopra i 3.000 metri in un’unica stagione, sostenuto dal centese Emanuele Chessa, responsabile della logistica e della sicurezza. Un progetto visionario che si è dovuto interrompere, ma che resta straordinario per intensità e risultati.
«Speravamo di arrivare a 70 vette, ma ci ritiriamo con onore: meglio un asino vivo che un leone morto», dice Fois, che tiene a spiegare la consapevolezza dei propri limiti. Negli ultimi giorni, infatti, il fisico aveva presentato il conto: perdita di peso, debilitazione crescente, vari disturbi sempre più fastidiosi che minavano equilibrio e concentrazione avevano reso la scalata difficoltosa oltre che rischiosa. A questo si sono aggiunti il meteo incerto e imprevisti che hanno reso troppo pericoloso proseguire: «È la vittoria della montagna».
Il bilancio
Nonostante la rinuncia, il bilancio è straordinario: in meno di due mesi, Fois e Chessa hanno percorso circa 500 chilometri concatenando cime e creste, affrontando vie lunghe e instabili, con recupero ridotto e vita spartana tra brandine, fornelli e docce fredde. E il risultato è altrettanto importante: nessuno aveva mai raggiunto 60 cime dolomitiche sopra i 3.000 metri in una sola stagione con mezzi così essenziali.
Accanto alla dimensione sportiva, c'è anche l’osservazione diretta del cambiamento climatico. Per Fois, infatti, la montagna è stata un laboratorio a cielo aperto: ha assistito a crolli improvvisi, come a San Vito di Cadore. Non si tratta più di eventi straordinari ma sintomi di una fragilità che diviene crescente col passare degli anni.
«Più del 50 per cento delle cime che ho scalato – rivela – non le consiglierei a persone non esperte».
Il ritiro dei ghiacciai ha destabilizzato versanti un tempo sicuri, trasformando vie normali in percorsi pericolosi e rocce che si sfaldano e passaggi che scompaiono sono diventati una realtà quotidiana. La Marmolada, simbolo delle Dolomiti, è solo l’esempio più noto di un fenomeno diffuso e allarmante.
Fondamentale, lungo tutto il viaggio, è stato il lavoro silenzioso ma instancabile di Emanuele Chessa che ha gestito logistica e sicurezza, alimentazione e comunicazioni satellitari, manutenzione dei mezzi e supporto psicologico. Se Fois ha messo gambe, cuore e disciplina nelle scalate, Chessa ha reso possibile l’impresa, proteggendone la continuità fino all’ultimo giorno.
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