La Nuova Ferrara

Ferrara

Il caso

Omicidio Coatti, sei arrestati per la morte del biologo di Longastrino


	Il ricercatore Alessandro Coatti e la zona in cui è stato trovato il corpo
Il ricercatore Alessandro Coatti e la zona in cui è stato trovato il corpo

Il ricercatore di 38 anni ucciso e fatto a pezzi in Colombia

2 MINUTI DI LETTURA





Longastrino Sale a sei il numero delle persone arrestate per l’omicidio di Alessandro Coatti, il biologo di 38 anni originario di Longastrino ucciso e fatto a pezzi lo scorso 6 aprile mentre si trovava in Colombia. Il 30 luglio e il 14 agosto sono stati eseguiti in Colombia due provvedimenti restrittivi, emessi dalla autorità giudiziaria del Dipartimento di Magdalena, nei confronti di altrettanti cittadini colombiani ritenuti responsabili dell’omicidio, in concorso avvenuto a Santa Marta. Il ricercatore era scomparso il giorno precedente, 5 aprile, dopo essere giunto nella località appena due giorni prima. Alessandro Coatti si era laureato ed era stato impiegato a lungo presso la Royal Society of Biology inglese.
Le ultime due misure cautelari si aggiungono a quelle eseguite nel maggio scorso a carico di quattro cittadini colombiani. La Procura di Roma, nell’ambito del procedimento, ha sviluppato le indagini in ambito nazionale, «attraverso diversificati e complessi accertamenti svolti dai carabinieri del Ros – si sottolinea nella nota della procura – con grande puntualità ed efficacia. Le investigazioni, svolte in sinergia con la Procura Sezionale del Dipartimento di Magdalena nell’ambito di attività rogatoriale, con gli apparati di polizia colombiani e con il costante supporto del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, sono state caratterizzate, oltre che dalla escussione di persone informate sui fatti, da accurati accertamenti tecnici su oggetti e dispositivi elettronici appartenuti alla vittima».
Proprio gli approfondimenti sugli apparati informatici della vittima hanno permesso di fare luce sugli ultimi giorni di vita di Alessandro Coatti, in particolare sugli spostamenti nella città colombiana di Santa Marta, e di contribuire alla ricostruzione delle fasi del delitto e di acquisire elementi utili alla identificazione degli autori del crimine. «Particolarmente significativa – si spiega ancora nella nota – la cooperazione giudiziaria e di polizia che si è sviluppata con le autorità colombiane, che hanno condotto indagini sin da subito e senza sosta in molteplici direzioni fino alla individuazione dei profili di responsabilità. In tale contesto si è collocato il proficuo scambio delle evidenze raccolte, con la conseguente ricostruzione della vicenda e del suo drammatico epilogo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google