Argenta, morti e maltrattamenti all'ospedale: due dottoresse indagate per falso
La procura le ha iscritte nel registro degli indagati insieme all’infermiere arrestato
Argenta Accusate di aver falsificato le cartelle cliniche di alcuni pazienti e una di loro anche di interruzione di pubblico servizio, per aver mandato una notte l’infermiere, mentre era di turno all’ospedale, a casa di sua madre per una medicazione. Due dottoresse del reparto di Lungodegenza dell’ospedale Mazzolani-Vandini sono coindagate insieme all’infermiere Matteo Nocera, da poco arrestato per il presunto omicidio volontario di un paziente (Antonio Rivola) e maltrattamenti nei confronti di altri degenti, avvenuti nell’arco del 2024.
Che l’indagine, condotta dai carabinieri e coordinata dalla sostituta procuratrice Barbara Cavallo, coinvolgesse anche altro personale sanitario era nell’aria da alcune settimane, ma i dettagli sono emersi solo ieri. Alle due dottoresse, sia da sole che in concorso tra loro che con Nocera, è contestato di aver, in sostanza, “aggiustato” il contenuto di alcune cartelle cliniche per far risultare in esse elementi ritenuti falsi dagli inquirenti.
In particolare, ad esempio, è considerata alterata la cartella di un paziente agitato in cui è indicata la prescrizione di un farmaco (l’Haldol, un antipsicotico) per farlo assopire, mentre le originarie prescrizioni sarebbero state quelle di non usare psicofarmaci. In questo modo si sarebbe “sanata” la somministrazione effettuata per suo conto da Nocera.
In un altro caso una delle dottoresse avrebbe invece omesso di riportare la reale condizione di salute di un paziente che presentava dei sanguinamenti, non riportati in cartella.
Una delle due, come detto, in concorso con l’infermiere, è accusata anche di interruzione di pubblico servizio per aver mandato Nocera a casa di sua madre per eseguire delle prestazioni infermieristiche. Il tutto durante il turno notturno, senza operatori socio-sanitari in servizio e lasciando così un solo infermiere in reparto.
Le due dottoresse sono assistite rispettivamente dagli avvocati Marco Linguerri e Maria Luigia Mezzogori. Entrambi sono stati contattati da La Nuova ma hanno rilasciato dichiarazioni, in attesa di poter leggere le carte delle indagini. L’informazione di garanzia, sebbene datata 15 luglio, è stata notificata solo pochi giorni fa alle indagate.
La maggior parte delle accuse riguarda però l’infermiere, che è assistito dall’avvocato Lorenzo Valgimigli. Su tutte, ovviamente, quella relativa all’omicidio volontario del signor Antonio Rivola, morto il 22 settembre 2024 e che sarebbe stato ucciso con una somministrazione del farmaco Esmeron, usato per l’intubazione dei pazienti in anestesia generale, e che può essere adoperato solo da medici anestesisti altamente specializzati. Il suo effetto è quello di provocare il blocco della respirazione naturale.
A Nocera è poi contestata una lunga serie di maltrattamenti nei confronti di un numero indeterminato di pazienti, consistiti perlopiù nella somministrazione senza autorizzazione di farmaci pericolosi come il Midazolam, l’Haldol (oggetto poi delle accuse di falso) o il Naloxone, ma anche nell’aver sottoposto alcuni pazienti a pratiche invasive, umilianti e non necessarie. In un caso avrebbe compiuto una piccola operazione chirurgica e per questo è accusato anche di esercizio abusivo della professione medica.
Due famiglie di pazienti maltrattati sono seguite dalla società specializzata in risarcimenti Giesse e dall’avvocato Norberto Quieti. l
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